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Francesco De Lucia

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Francesco De Lucia

"Reformed According to the Word of God"

Un Breve Sguardo al Dispensazionalismo

Gli Errori del Dispensazionalismo (I-II)

Rev. Ronald Hanko


Il dispensazionalismo, una volta conosciuto come Darbyismo, da John Nelson Darby (1800-1882), l’originatore sia del dispensazionalismo che delle “chiese dei fratelli,” è il piu’ serio di tutti gli errori riguardanti il millennio. Non è solo un insegnamento riguardante il millennio ed il futuro, ma anche un intero sistema teologico erroneo.

Il nome dispensazionalismo proviene dal fatto che la teoria divide la storia in differenti “dispensazioni,” in ognuna delle quali Dio ha una differenta relazione di patto con gli uomini che termina con il loro fallimento nel rispondere adeguatamente alle richieste di Dio. Ora noi siamo, secondo il dispensazionalismo classico di Darby, nell’ “epoca della chiesa,” o dispensazione della grazia, e a venire vi è soltanto un’altra epoca, la dispensazione del regno.

Alcuni degli errori del dispensazionalismo che abbiamo già trattato sono il rapimento segreto, premilleniale, precedente alla tribolazione, e le venute multiple di Cristo.

Altri insegnamenti del dispensazionalismo che saranno spiegati in seguito sono la sua credenza in multiple risurrezioni e giudizi e la sua interpretazione letteralista della Scrittura, specialmente Apocalisse 20.

Alcuni dei piu’ flagranti errori del dispensazionalismo hanno a che fare con l’uso sbagliato della Scrittura:

Primo, il dispensazionalismo ha un metodo difettoso di interpretare la Scrittura. Il risultato di questo metodo è che l’intero Antico Testamento e qualche parte del Nuovo sono applicati ai Giudei e sono detti avere nessuna applicazione per i Cristiani del Nuovo Testamento, eccetto forse come un oggetto di curiosità. Le note della Bibbia Scofield insegnano, per esempio, che il Sermone sul Monte non è Cristiano ma giudaico. Contrariamente a questo, la Scrittura insegna che tutta la Scrittura è utile (ed applicabile quindi) ai Cristiani del Nuovo Testamento (Giovanni 10:35; II Timoteo 3:16-17). Siccome il dispensazionalismo nega questo, esso è stato accusato di tagliare erroneamente la Parola di verità, anche se reclama di fare l’opposto.

Secondo, il dispensazionalismo segue uno stretto letteralismo, che, come fa notare uno scrittore, è davvero il letteralismo dei Farisei, i quali non volevano e non potevano vedere che Cristo è un Re spirituale, e così Lo crocifissero. Questo stretto (anche se incoerentemente applicato) letteralismo e la sua opposizione a ciò che i dispensazionalisti chiamano “spiritualizzare” sono anche contrari alla Scrittura (I Corinzi 2:12-15). In molti passaggi la Scrittura stessa “spiritualizza” le cose dell’Antico Testamento, in modo notevole I Pietro 2:5-9 e l’intero libro degli Ebrei. Noi metteremmo in evidenza che se da un lato la Scrittura deve essere interpretata accuratamente e sobriamente, vi sono cose che non possono essere prese letteralmente, come ad esempio la pietra bianca in Apocalisse 2:17.

E’ l’opposizione dispensazionalista allo spiritualizzare che conduce al diniego del regno celeste e spirituale di Cristo. E’ la veduta erronea del dispensazionalismo a riguardo della Scrittura la radice di tutti i suoi errori. 

Questi crediamo siano i principali errori del dispensazionalismo. Altri errori sono quelli che seguono:

La separazione tra Israele e la chiesa. Uno dei fondamentali del dispensazionalismo è che Israele è Israele, e la chiesa è la chiesa, e i due non possono mai essere confusi. Ciò è contrario all’insegnamento Scritturale che l’”Israele” dell’Antico Testamento, sia nazionalmente che spiritualmente, è la chiesa (Romani 2:28-29). In Atti 7:38 Israele è chiamato “la chiesa (gr. ‘ecclesia’) nel deserto.” In Ebrei 12:22-24 Gerusalemme e Sion sono identificati con la chiesa (vedasi anche Galati 3:29 e Filippesi 3:3). In Apocalisse 21:9-10 la sposa, la moglie dell’Agnello, è identificata con la santa Gerusalemme.

La separazione tra l’opera di Cristo per i Giudei e la Sua opera per la chiesa. Il dispensazionalismo insegna che Cristo è Re di Israele ma Capo della chiesa. Le note della Bibbia Scofield insegnano perfino che il popolo dell’Antico Testamento era salvato in altri modi che per fede nell’opera espiatoria di Cristo, e che Dio ha piu’ di un piano di salvezza. Ciò è contrario alla Scrittura, che insegna chiaramente che Cristo è lo stesso Salvatore, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento (Galati 3:28-29; I Timoteo 2:5-6; Ebrei 11:6).

L’esclusione dei santi dell’Antico Testamento dal “corpo” e dalla “sposa” di Cristo. Ciò segue, ovviamente, dalla separazione che il dispensazionalismo fa tra Israele e la chiesa, e tra la relazione di Cristo nei confronti di Israele come Re, e nei confronti della chiesa come Capo. E’ contraria alla Scrittura che include i santi dell’Antico Testamento nella “famiglia della fede” e li include nel corpo e nella sposa di Cristo (Efesini 2:11-18, specialmente il v. 16, che parla del fatto che Giudeo e Gentile sono riconciliati “in un corpo solo;” Apocalisse 21:9-10, dove “la sposa, la moglie dell’Agnello,” è identificata con la santa Gerusalemme).

L’insegnamento che lo Spirito Santo verrà ritirato dalla terra durante il periodo di sette anni tra il rapimento e la rivelazione. Durante questo periodo i Giudei sono supposti essere salvati e portati alla fede in Cristo senza le sovrane e graziose operazioni dello Spirito Santo. Questo, anche, è contrario alla Scrittura, la quale insegna che la fede è il dono di Dio attraverso lo Spirito Santo, ed è contrario anche all’insegnamento scritturale che la rigenerazione, o nuova nascita, che è essenziale per la salvezza, è unicamente opera dello Spirito (Giovanni 3:3-9; Efesini 2:8).

L’insegnamento riguardante il cosiddetto “mistero” della chiesa. Il dispensazionalismo classico insegna che la storia della chiesa nel Nuovo Testamento è una “parentesi” e che la chiesa stessa è un mistero di cui non si parla mai nell’Antico Testamento. Ciò contraddice l’insegnamento della Scrittura, che non soltanto profetizza a riguardo della chiesa, ma che in realtà concepisce il vero Israele come la chiesa e la chiesa come Israele. In Atti 15:13 e a seguire, Giacomo applica una profezia dell’Antico Testamento concernente Israele allo stabilimento delle chiese Gentili del Nuovo Testamento (si confronti questo con Atti 7:38). Similmente, la chiesa non è concepita nella Scrittura come una “parentesi,” ma come l’obiettivo ed il proposito di tutta l’opera di Dio nella storia. Essa è “la pienezza di colui che riempie tutto in tutti” (Efesini 1:22-23), la “chiesa gloriosa” che egli presenta a Sè mediante l’intera Sua opera salvifica (Efesini 5:25-27).

Per tutte queste ragioni il dispensazionalismo deve essere rigettato

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Per approfondire, si consulti la serie "Dispensazionalismo" scorrendo la Sezione Italiana CPRC (che si trova sulla destra linkata a questo blog).

La Sovranità di Dio

 

La Sovranità di Dio


Rev. Gise Van Baren

 

Molte persone al giorno d’oggi negano Dio e il Suo controllo su tutte le cose. Essi insistono nel camminare nella loro ignoranza—essi rifiutano ogni testimonianza dalla Bibbia. Anche molti Cristiani, tuttavia, sembrano essere insicuri dell’estensione del potere e del controllo di Dio. Essi sono disposti a concedere che Dio tenta di salvare i peccatori—ma non sono certi se Dio può realmente realizzare il Suo proposito appieno. Essi concordano che Dio procura ogni buona cosa—ma sono riluttanti nel sostenere che Dio manda le guerre e le malattie. Sono pronti a dire che Dio guida gli uomini buoni—ma esitano a confessare che anche gli uomini malvagi sono sotto la Sua direzione e il Suo controllo.

Una delle verità che è stata storicamente ed enfaticamente confessata dalle chiese Calviniste e Riformate è quella della Sovranità del nostro Dio. "Sovranità" fa riferimento all’assoluto, totale governo e controllo su ogni cosa, un governo che solo Dio possiede. La Sovranità di Dio non è limitata. Ne essa Gli è data da qualcun altro. Ma è senza limiti, ed è un Suo diritto personale. Dio non è il dominatore di qualche sorta di democrazia nella quale governa per mezzo della volontà delle persone. Il Suo governo e la Sua autorità appartengono esclusivamente a Se Stesso—e Dio esercita pienamente questo governo nella Sua creazione. Egli è il Sovrano. Niente e nessuno sfugge al Suo dominio.

Questa è una verità vitale. Senza di essa, o distorcendola, uno non può che proporre dottrine o credenze contrarie alla Parola di Dio. Consideriamo questo ponendoci alla luce di cosa la Bibbia stessa insegna.

Prima di tutto, la Sovranità di Dio include il fatto che Egli ha formato per mezzo della Sua potente Parola l’intero universo—ed Egli preserva la sua esistenza. Questo fatto sbalordisce l’immaginazione! L’universo stesso è cosi vasto che l’uomo non sa come descrivere il suo inizio e la sua fine. Il numero delle stelle è cosi grande da non potersi contare. L’energia spesa da tutti questi corpi celesti nell’universo non può essere misurata dall’uomo. Ci sono alcuni che sostengono di essere ignoranti riguardo all’origine dell’universo. Alcuni suggeriscono che forse esso è eterno. Ma la Bibbia ci dice in modo semplice: "Nel principio DIO creò i cieli e la terra." (Genesi 1:1). Ed Ebrei 11:3 afferma: "Per fede intendiamo che l'universo è stato formato per mezzo della parola di Dio, sì che le cose che si vedono non vennero all'esistenza da cose apparenti." Immagina! Dio creò il vasto universo—ed Egli stesso è di gran lunga al di sopra di esso, ne in qualche modo è limitato da esso. Anche Salomone durante la dedicazione del tempio a Gerusalemme pregò in tal modo: "Ma è proprio vero che DIO abita sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti; tanto meno questo tempio che io ho costruito!" (I Re 8:27).

Ma la Sovranità di Dio non è limitata alla formazione di tutte le cose attraverso la Sua potente Parola. Egli è sovrano in quanto dirige e governa tutte le cose che accadono. Dio pone il mare all’interno di certi limiti: Giobbe 38:8: "Chi racchiuse con porte il mare quando proruppe uscendo dal grembo materno … ?" O ancora, Egli fa cadere la pioggia e fa crescere l’erba: "Che copre il cielo di nuvole, prepara la pioggia per la terra e fa crescere l'erba sui monti" (Salmo 147:8). Non è impressionante che il Dio Sovrano fa cadere ogni goccia di pioggia dove Egli vuole; Egli fa scendere ogni fiocco di neve secondo il Suo beneplacito. Tuttavia, non è questa l’estensione del Suo potere. Il potere di Dio si estende sugli uccelli del cielo e perfino sui capelli che cadono dalla testa di un uomo. Gesù disse: "Non si vendono forse due passeri per un soldo? Eppure neanche uno di loro cade a terra senza il volere del Padre vostro. Ma quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati." (Matteo 10:29-30).

Ma ancora più sorprendente, anche se contestato da molti, è il fatto che la potenza di Dio dirige guerre, pestilenza, malattie e i venti che vengono sopra la terra. Egli in quanto Dio non soltanto manda la pace, ma Egli causa anche la guerra. Egli non solo dona guarigione, ma Egli manda anche malattie e morte. Dio dice in Isaia 45:7: "Io formo la luce e creo le tenebre, faccio la pace e creo il male. Io, l'Eterno, faccio tutte queste cose." Noi leggiamo ancora nel Salmo 46:8: "Venite, ammirate le opere del Signore, quali desolazioni egli ha creato sulla terra." Quando i cristiani, poi, odono dell’abbattersi di un terribile uragano o di una tromba d’aria, quando assistono alla distruzione causata dalla malattia, quando vedono la devastazione delle guerre, che essi confessino: "La mano del Signore dirige tutte queste cose!"

C’è tuttavia una meraviglia ancora più sorprendente nel fatto della Sovranità di Dio. Il Suo dominio si estende ugualmente sopra gli uomini malvagi: si, e sopra il diavolo stesso. Molti questo lo negano. E’ spesso suggerito che Dio dirige e influenza gli uomini buoni: ma che gli uomini malvagi e il diavolo sono forze minori al di fuori del governo di Dio. E’ concesso che Dio può frustrare i disegni malefici di queste forze delle tenebre, ma è detto che queste sono tuttavia forze indipendenti. Se questo punto di vista fosse corretto, vi sarebbe un serio limite o riduzione alla Sovranità di Dio. Il fatto è che Dio è sovrano anche per quanto riguarda gli uomini malvagi. Essi non possono alzare un mignolo, non possono compiere un singolo atto malvagio, senza che questo sia sotto l’assoluto controllo di Dio.

Che ciò sia vero può anche essere mostrato chiaramente dalle Scritture. Leggiamo in Esodo, capitolo 3 e 4, che Mosè, che in precedenza era fuggito dall’Egitto, si prendeva cura del gregge di suo suocero, Jethro. Questa era stata la sua occupazione durante i passati 40 anni. Improvvisamente, Dio cambiò la vita di Mosè. Dio lo incontrò nei pressi di un cespuglio in fiamme che non si consumava, nel deserto, è lo istruì perché andasse dal Faraone con il comando di lasciare andare il popolo di Dio. Ma dopo Dio gli disse: "Quando sarai tornato in Egitto, avrai cura di fare davanti al Faraone tutti i prodigi che ti ho dato potere di compiere; ma io indurirò il suo cuore ed egli non lascerà partire il popolo." Non è vero che il Faraone per primo indurì il suo cuore, e che Dio in seguito lo indurì. Prima che Faraone fosse ancora consapevole dell’esistenza di Mosè, Dio enfatizza: "ma io indurirò il cuore di Faraone" (Esodo 4:21). Come risultato di questo atto di Dio, Faraone indurì il suo cuore. Nonostante Dio indurì il cuore del Faraone, Faraone stesso è ritenuto responsabile e fu terribilmente punito, attraverso le dieci piaghe, per il suo peccato.

E perché Dio dovrebbe indurire il cuore del Faraone? L’apostolo Paolo risponde con le parole di Romani 9:17: "Dice infatti la Scrittura al Faraone: ‘Proprio per questo ti ho suscitato, per mostrare in te la mia potenza e affinché il mio nome sia proclamato in tutta la terra’."

Sono menzionati altri casi nella Scrittura. C’è il racconto di I Re 22, dove Ahab cercò consigli attraverso i suoi falsi profeti riguardo al suo piano di combattere contro la Siria. Questi falsi profeti lo esortarono unanimemente ad andare in battaglia, con la sicurezza della vittoria. Ma quindi Ahab chiamò il profeta di Dio Micaiah. Questi spiega ad Ahab che era stato Dio a mettere uno spirito bugiardo nella bocca dei falsi profeti di Ahab, al fine di condurre Ahab alla sua distruzione in questa battaglia. Dio è sovrano anche sopra questi falsi profeti.

Ma c’è altro ancora, perché perfino il diavolo stesso è sotto il diretto controllo di Dio. Forse la più chiara evidenza di questo si trova nel libro di Giobbe. Nel primo capitolo leggiamo che Satana comparì dinanzi a Dio. Dio ricordò a Satana di Giobbe che era "integro, retto, teme DIO e fugge il male." E Satana disse: "È forse per nulla che Giobbe teme DIO?... Ma stendi la tua mano e tocca tutto ciò che possiede e vedrai se non ti maledice in faccia." Dio allora dice a Satana al verso 12, "Ecco, tutto ciò che possiede è in tuo potere, non stendere però la mano sulla sua persona." Così Dio diede a Satana del potere specifico ma limitato di compiere il malvagio disegno di provare a far sì che Giobbe maledisse Dio.

Ma c’è una prova ancora più splendida e sorprendente della Sovranità di Dio rivelata nella Scrittura. Questo Dio Onnipotente, attraverso la Sua potenza soltanto, salva il Suo popolo dal peccato e dalla morte e lo porta alla gloria celeste. Molti predicatori, che sono in errore, diranno che Gesù si trova al di fuori dalla porta del cuore dei peccatori e bussa insistentemente alla porta. L’azione decisiva che conduce alla salvezza deve essere presa dall’uomo. Ma questa non è la presentazione delle Scritture. In Geremia 31:18-19 leggiamo "fammi ritornare e io ritornerò, perché tu sei il Signore, il mio DIO. Di sicuro dopo che fui volto, mi pentii; e dopo essere stato istruito, mi sono battuto l'anca. Mi sono vergognato, sì, e ho provato confusione, ma ho portato l'obbrobrio della mia giovinezza." E leggiamo riguardo la predicazione dei missionari Paolo e Barnaba: "I gentili, udendo queste cose, si rallegrarono e glorificavano la parola del Signore; e tutti coloro che erano preordinati alla vita eterna credettero" (Atti 13:48). E in un altro viaggio missionario, Paolo parlò a delle donne che adoravano nei pressi di un fiume vicino Filippi. Una di queste donne, Lidia, credette. A riguardo, leggiamo: "E una donna di nome Lidia, commerciante di porpora, della città di Tiatira, che adorava Dio, stava ad ascoltare. E il Signore aprì il suo cuore per dare ascolto alle cose dette da Paolo" (Atti 16:14).

Inoltre, fu la Sovranità di Dio ad essere evidente nella crocifissione di Gesù Cristo. Quando uno vede cosa è accaduto alla croce, potrebbe essere inclinato a suggerire che le cose erano sfuggite di mano al Signore. Sembrò quasi come se Dio avesse perso il controllo. Sembrò che se Satana stesse per avere la vittoria. Tuttavia questo è esattamente quanto non accadde. Dio aveva ogni cosa sotto controllo alla croce. Ciò che ha avuto luogo, ha avuto luogo in armonia con il Suo grandioso proposito. In questo modo infatti Pietro spiegò questo al pubblico quando disse: "Gesù, secondo il determinato consiglio e prescienza di Dio, vi fu dato nelle mani e voi lo prendeste, e per mani di iniqui lo inchiodaste alla croce e lo uccideste" (Atti 2:23). Dio decise che la croce doveva esserci, ma uomini malvagi presero e crocifissero il Cristo. Così Dio usò le azioni malvagie degli uomini maligni per realizzare il Suo glorioso proposito.

E’ inoltre questa stessa sovrana, onnipotente potenza di Dio quella per la quale Egli preserva il Suo popolo nella salvezza che Egli dona loro. Leggiamo in Filippesi 1:6: "essendo convinto di questo, che colui che ha cominciato un'opera buona in voi, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù."

La Sovranità di Dio ha rivelato il Suo assoluto controllo sopra ogni cosa nel salvare un popolo dal peccato e portarlo in cielo con tutte le sue glorie.

E’ importante che il Cristiano fedele sostenga questa presentazione Scritturale della Sovranità di Dio? Più che certo! La ragione stessa per cui l’intero universo esiste è che il nome di Dio possa essere altamente esaltato. Tutto ciò che è avvenuto, tutto ciò che deve ancora accadere, deve servire allo scopo di glorificare Dio. Niente e nessuno può tentare di sottrarre qualcosa alla Sovranità del nostro Dio.

La caratteristica di tutte le eresie è che la verità della Sovranità di Dio è compromessa. L’ uomo vorrebbe introdurre ciò che esalta l’uomo, ciò che esalta la potenza o l’abilità dell’uomo, l’insegnamento che l’uomo ha una certa abilità di guadagnare o meritare qualcosa da Dio. Oppure l’uomo volutamente cerca di sottrarre a Dio l’assoluto dominio suggerendo che altri, all’infuori di Dio, posseggono un potere indipendente.

Ma è il marchio di un Cristiano fedele e della vera chiesa il credere e confessare la verità Scritturale dell’assoluta Sovranità di Dio. Tutta la dottrina, ogni confessione, deve essere fondata sulla verità della Sovranità di Dio. Qualunque cosa detragga in qualche modo da questa verità deve essere respinta. La vera dottrina deve conseguire dalla e mostrare la verità che Dio è il Sovrano.

Il Cristiano deve anche vivere e camminare nella consapevolezza di questa verità. Troppo spesso ci si potrebbe considerare indipendenti, liberi dalla potenza e dall’autorità di Dio. Egli non cerca il volto del Signore in preghiera come dovrebbe. Egli non sostiene la causa del regno di Dio come un fedele figlio di Dio è chiamato a fare. Egli trova gioia in questo mondo con tutte le sue concupiscenze. Uno così vive come se Dio non fosse il Sovrano.

Che meravigliosa verità è questa confessione della Sovranità di Dio! Il mio Dio è Colui che può rispondere alla mia preghiera. Il mio Dio dirige ogni cosa per il mio bene (Romani 8:28). Non ci sono reali disgrazie che possono accadermi perché il mio Dio è assolutamente Sovrano. E io sono sicuro che dimorerò per sempre nella casa del Signore, il mio Dio Sovrano fa in modo che ciò accada per mezzo di Suo Figlio Gesù Cristo.

Quale conforto, quale sicurezza è per il Cristiano conoscere e confessare la Sovranità di Dio. Non c’è nulla, allora, che può separarmi dall’amore di Dio. "Infatti," dice la Parola di Dio, "io sono persuaso che né morte né vita né angeli né principati né potenze né cose presenti né cose future, né altezze né profondità, né alcun'altra creatura potrà separarci dall'amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore" (Romani 8:38-39). Ciò è vero perché Dio è l’Iddio Sovrano. Grazie a Dio che Egli lo è!

 

Il Calvinismo è il Vangelo

 

Una Difesa del Calvinismo come il Vangelo

 

Prof. David J. Engelsma

 

Il termine "Calvinismo" non è il nome con cui noi Calvinisti preferiamo sia chiamata la nostra fede; né preferiamo chiamarci "Calvinisti." Calvino era il nome di un uomo, un grande servitore di Dio, Giovanni Calvino. Egli fu uno dei Riformatori attraverso cui lo Spirito Santo riformò la Chiesa nel XVI secolo. Chiamare noi stessi "Calvinisti" e la nostra fede "Calvinismo" lascia l'impressione che noi seguiamo un uomo e che questa fede sia l'invenzione di un uomo. In realtà, questi termini in origine erano usati come derisione dai nostri nemici, come pure lo erano i nomi "Cristiano" e "Protestante." Quindi, fin dall'inizio, i Calvinisti hanno chiamato se stessi "Riformati," o "Presbiteriani." Così, essi hanno deliberatamente distinto se stessi dall'altra grande ala della Riforma Protestante, la Chiesa Luterana, che chiamò se stessa dal nome di un uomo (contrariamente ai desideri di Lutero stesso).

Tuttavia, "Calvinismo" e "Calvinista" sono termini utili, oggi. Sono ampiamente conosciuti, anche se questo è, in parte, attraverso l'attacco e il rimprovero al Calvinismo da parte dei suoi nemici. Inoltre, il nome "Calvinista" è accettato anche da persone e chiese che non sono Riformate, o Presbiteriane, ma che confessano quei principi del Calvinismo che chiamano "le dottrine della grazia." "Calvinismo" è giunto a rappresentare alcune dottrine, un certo sistema di verità. Non abbiamo alcuna obiezione a chiamare queste dottrine "Calvinismo" fin tanto che due cose sono chiaramente comprese. Primo, deve essere compreso che non l'uomo, Giovanni Calvino, ma le Sacre Scritture ne sono l'origine. Secondo, deve essere compreso che noi che abbracciamo queste verità non siamo discepoli di un uomo, Calvino, ma ci dedichiamo esclusivamente a seguire l'eterno Figlio di Dio nella nostra carne, Gesù Cristo, esattamente confessando queste dottrine.

Ci sono diversi modi di vedere il Calvinismo. Alcuni hanno scoperto delle implicazioni politiche nel Calvinismo, e.g., una forte opposizione ad ogni forma di tirannia. Altri hanno trovato che il Calvinismo è importante nell'economia. Max Weber ha pensato di far risalire lo spirito del capitalismo al Calvinismo, in particolare nella dottrina del Calvinismo della doppia predestinazione. Potremmo esaminare il Calvinismo come una visione totale del mondo e della vita. E' più, molto di più di un insieme di dottrine, e certamente molto di più di cinque punti di dottrina. Come l'umanesimo o il Marxismo, il Calvinismo è una visione del mondo e della vita con cui l'uomo prende posizione in ogni area della vita umana. Inoltre, il Calvinismo coinvolge la persona con la Chiesa, la Chiesa istituita, e non è solo un credo personale dell'individuo; è in tutto e per tutto ecclesiastico. Come la Chiesa primitiva, il Calvinismo sostiene con fervore che "fuori dalla Chiesa non c'è salvezza."

Nel suo cuore, tuttavia, il Calvinismo è teologia, vera religione; e questo significa dottrina. Questo è come vedremo il Calvinismo, qui. Ci limiteremo alla considerazione del Calvinismo come il Vangelo.

Il Calvinismo è il Vangelo. Le sue dottrine prominenti sono semplicemente le verità che compongono il Vangelo. La deviazione dal Calvinismo, quindi, è apostasia dal Vangelo della grazia di Dio in Cristo. La nostra difesa del Calvinismo, quindi procederà come segue. Primo, mostreremo che il Calvinismo è il Vangelo. Questo è necessario a causa dei suoi detrattori, i quali lo criticano come una perversione del Vangelo. Secondo, lo difenderemo come il Vangelo. Nel fare questo, noi assolviamo la chiamata che ogni credente riceve da Dio. Paolo scrisse di essere "incaricato della difesa del Vangelo" (Filippesi 1:16). I Pietro 3:15 chiama ogni credente a dare una risposta, "un'apologia," o difesa, a chiunque ci chieda una ragione per la speranza che è in noi. Come indica il nome, il Calvinismo è un certo insegnamento associato a Giovanni Calvino; si riferisce alle dottrine Bibliche che egli espose.

Calvino era un Francese, nato nel 1509 e morto a 55 anni nel 1564, che visse durante la Riforma della Chiesa, un contemporaneo di Martin Lutero. Si convertì dal Cattolicesimo Romano in giovane età, "con una conversione improvvisa," racconta nella sua prefazione al suo commentario ai Salmi, "perché ero troppo ostinatamente devoto alle superstizioni del Papato per essere facilmente sradicato da tali profondità di abissi paludosi," e operò per la Fede Protestante per tutto il resto della sua vita. Visse e operò a Ginevra, Svizzera, come pastore e teologo. La sua opera fu prodigiosa. Predicò quasi quotidianamente; fece un immenso lavoro pastorale; portava avanti un'enorme corrispondenza; e scrisse commentari, trattati, e altre opere teologiche. E' ricordato soprattutto per la sua grande opera di teologia Cristiana, Le Istituzioni della Religione Cristiana (che esercita ancora una grande influenza, e che chiunque si dichiari Protestante potrebbe leggere con profitto, e che ogni critico del Calvinismo dovrebbe aver studiato, se desidera essere preso seriamente), e per i suoi commentari su quasi ogni libro della Bibbia. I contemporanei Protestanti di Calvino riconobbero i suoi straordinari doni, specialmente nella teologia e nell'esposizione della Scrittura. Si riferivano a lui semplicemente come "il Teologo."

L'influenza di Calvino in tutto il mondo, già durante la sua vita e sempre in seguito, fu tremenda. Lutero, chiaramente, è a sè, come fondatore della Riforma Protestante. Ma Calvino, beneficiando da Lutero, superò perfino Lutero nell'influenzare la Chiesa di Cristo in tutto il mondo.

Nella storia della Chiesa, Calvinismo è il nome della fede dei rami Riformato e Presbiteriano della Riforma Protestante. Queste Chiese furono chiamate "Riformate" in Germania, Francia, Svizzera, e in Olanda. In Inghilterra, Scozia e nel nord dell'Irlanda, esse furono chiamate "Presbiteriane." Questa fede fu presto espressa in confessioni scritte, o credi. Fra le confessioni delle Chiese Riformate si trovano il Catechismo di Heidelberg, la Confessione di Fede Belga, e i Canoni di Dordt. I grandi credi Presbiteriani sono la Confessione di Fede di Westminster e i Catechismi di Westminster. Tutte queste confessioni sono in sostanziale sintonia.

Le Chiese Riformate e Presbiteriane insistettero nell’affermare che l'insegnamento incorporato in questi credi, quello che ora è chiamato Calvinismo, fosse la rivelazione di Dio nella Sacra Scrittura. Il Calvinismo si basa sulla Scrittura. Sostiene pienamente il principio Protestante di sola scriptura (la sola Scrittura). La dottrina della Scrittura è il fondamento stesso del Calvinismo. E' un errore, quindi, definire il Calvinismo separatamente dal suo credo riguardo alla Scrittura.

La Bibbia è la sola autorità nella e sopra la Chiesa. E' perché è l'ispirata Parola di Dio, come II Timoteo 3:16 afferma: "Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile per la dottrina, per il rimprovero, per la correzione, per l’istruzione nella giustizia." Come tale, la Scrittura è la "regola infallibile" (Confessione Belga, Articolo 7). Non può essere ignorata, contestata, o soggetta a critiche, ma deve essere ricevuta, creduta, ed obbedita. Questo è vitale per il Calvinismo perché il Calvinismo insegna molte cose delle quali l'uomo si lamenta, "Queste sono parole dure, chi può ascoltarle?" Per il Calvinismo, la domanda non è, "piaceranno queste cose agli uomini del XX secolo?" Ma la domanda è, "La Parola di Dio dice questo?"

Il Calvinismo si interessa di proclamare le Scritture. La predicazione della Scrittura, sia dentro la Chiesa che fuori la Chiesa, è l'interesse centrale del Calvinismo. È falso pensare al Calvinismo come ad una scienza teorica, astrusa, portata avanti da intellettuali in torri d'avorio. Con l'intera Riforma, esso voleva, e vuole oggi, predicare il Vangelo, che è la potenza di Dio per la salvezza di ognuno che crede.

Il Calvinismo, quindi, può essere correttamente veduto come certe dottrine basilari, i cosiddetti "cinque punti del Calvinismo." Ma anche qui, è appropriata una parola di cautela. Storicamente, è in un certo qual modo un errore chiamare queste dottrine "il Calvinismo." Su queste dottrine, non c'era differenza fra Lutero e Calvino. Questi due preminenti Riformatori concordavano nel loro insegnamento sulle dottrine della predestinazione, della depravazione dell'uomo caduto, e della giustificazione per sola fede. Infatti, quasi senza eccezione alcuna, tutti i Riformatori sostenevano quello che noi oggi chiamiamo "Calvinismo." Inoltre, i "cinque punti del Calvinismo," come cinque dottrine particolari che contraddistinguono il Calvinismo, ebbero origine dopo la morte di Calvino. Esse furono formulate da un Sinodo di Chiese Riformate in Olanda, nel 1618-1619, il Sinodo di Dordt, in risposta ad una attacco a queste cinque dottrine da un gruppo interno alle Chiese Riformate che era noto come i Rimostranti, o Arminiani. Questo Sinodo presentò, confessò, spiegò, e difese queste cinque verità nei Canoni del Sinodo di Dordt. Ma fu Calvino che sviluppò queste verità, sistematicamente e pienamente; e quindi, vennero chiamate col suo nome.

La depravazione totale è uno dei cinque punti del Calvinismo. Questa dottrina insegna che l'uomo, ogni uomo, è per natura peccatore e malvagio—solo e completamente peccatore e malvagio. Non c'è nell'uomo, senza la grazia di Dio in Cristo, nessun bene e nessuna capacità di fare il bene. Per "bene" si intende quello di cui Dio si compiace, ovvero, un'opera che ha la sua origine nella fede di Gesù, il suo standard nella Legge di Dio, e il suo fine nella gloria di Dio. Dal suo concepimento e nascita, ogni uomo è colpevole davanti a Dio e degno di dannazione eterna. Questa è la condizione dell'uomo a causa della caduta dell'intera razza umana in Adamo, come insegna Romani 5:12-21: "Quindi, come mediante uno solo il peccato è entrato nel mondo, e la morte mediante il peccato, e così la morte è passata su tutti, perché tutti hanno peccato …" Non solo è ogni uomo colpevole dal concepimento e nascita, ma è anche corrotto, o depravato. Questa depravazione è totale. Un aspetto di questa miseria è l'asservimento, o schiavitù, della volontà umana. La volontà di ogni uomo, senza la grazia liberatrice dello Spirito di Cristo, è asservita al Diavolo e al peccato. È volontariamente asservita, ma è asservita. È incapace di volere, desiderare, o scegliere Dio, Cristo, la salvezza, o il bene. Non è libera di scegliere il bene.

Non è Calvinismo l’insegnamento che Dio costringa gli uomini a peccare o che gli uomini pecchino contro la loro volontà, ma che la condizione spirituale dell'uomo naturale è tale che gli non possa pensare, volere, o fare alcunché di buono. Su questa dottrina, Lutero e Calvino erano in perfetto accordo. Lutero, infatti, scrisse un libro chiamato De Servo Arbitrio nel quale asseriva che la questione fondamentale della Riforma, la differenza basilare tra il genuino Protestantesimo e il Cattolicesimo Romano, è questa questione, se la volontà dell'uomo naturale sia schiava o libera. Il Calvinismo dimostra di essere puro Protestantesimo con la sua confessione riguardo alla volontà nella Confessione di Fede di Westminster, Cap. IX ,III-IV:

L’uomo, con la sua caduta in uno stato di peccato, ha totalmente perso ogni capacità di volere qualunque bene spirituale si accompagni alla salvezza: talché, un uomo naturale, essendo completamente avverso a quel bene, e morto nel peccato, non è capace, con le sue forze, di convertirsi, o di prepararsi alla conversione.

Quando Iddio converte un peccatore, e lo conduce nello stato di grazia, Egli lo libera dal suo naturale asservimento al peccato; e, per la Sua sola grazia, lo rende capace di volere e di compiere liberamente ciò che è spiritualmente buono …

Un altro dei cinque punti del Calvinismo è la verità della redenzione limitata. C'è salvezza per gli uomini caduti solo in Gesù Cristo, l’eterno Figlio di Dio nella nostra carne. Questa liberazione si verificò nella morte di Cristo sulla croce. La Sua morte fu l'espiazione per i peccati, in quanto Egli soddisfò la giustizia di Dio, soffrendo la punizione dell'ira di Dio al nostro posto i quali meritavamo quest'ira a causa dei nostri peccati. La morte di Gesù fu efficace: essa salvò! Salvò ognuno per il quale Egli morì. Rimosse, in pieno, la punizione di ognuno al posto dei quali Gesù morì. Egli pagò per alcuni, specifici uomini, non per tutti senza eccezione. La Sua espiazione fu limitata rispetto al numero degli uomini per i quali Egli morì e che Egli redense. Essi sono "il suo popolo" (Matteo 1:21); le Sue "pecore" (Giovanni 10:15: "depongo la mia vita per le pecore"); e "tutti coloro che tu (il Padre) gli hai dato (a Gesù)" (Giovanni 17:2).

Non è Calvinismo, insegnare che qualcuno, anche uno solo, che cerca salvezza questa gli sarà negata, ma che la morte di Gesù salvò, che essa fu efficace, che non fu vana.

Il Signore Gesù, con la Sua perfetta obbedienza, e il sacrificio di Sé Stesso, che Egli per mezzo dello Spirito eterno, offrì una sola volta a Dio, ha pienamente soddisfatto la giustizia di Suo Padre; e ha acquistato, non solo la riconciliazione, ma un’eredità eterna nel regno dei cieli, per quanti il Padre Gli ha dato.

Cristo con certezza ed efficacia applica e comunica la redenzione a tutti coloro per i quali Egli l’ha acquistata … (Confessione di Fede di Westminster, cap. VIII: V, VIII)

La grazia irresistibile, o grazia efficace, è il terzo dei cinque punti del Calvinismo. Questa dottrina si riferisce all’effettiva salvezza dell’uomo caduto attraverso lo Spirito Santo, nell’applicare ad essi la redenzione compiuta sulla croce. Questa opera di salvezza è interamente l’opera di Dio; essa ha luogo per sola grazia. Negativamente, questo significa due cose. Primo, la salvezza dell’uomo non è qualcosa che alcun uomo merita, o di cui rende se stesso degno, in alcun modo. Secondo, la salvezza non è un qualcosa che realizza l’uomo, interamente o in parte. L’uomo non co-opera con Dio nel realizzare la salvezza. Positivamente, che la salvezza ha luogo per sola grazia significa che la salvezza è liberamente donata agli uomini da Dio, solo per il Suo amore e la Sua bontà. Inoltre, significa che la salvezza è realizzata dalla potenza di Dio, lo Spirito Santo. Egli rigenera; Egli chiama; Egli dona la fede; Egli santifica; Egli glorifica. Quest’opera di salvezza e la potenza della grazia con la quale lo Spirito Santo compie questo lavoro sono efficaci. Nell’attuare questa opera, lo Spirito e la Sua grazia non rendono possibile la salvezza di un uomo, ma lo salvano efficacemente. Non è a fine di un mero tentativo di Dio che dipende, alla fine, dall’uomo che Dio tenta di salvare e che potrebbe, pertanto, essere frustato e risultare inutile; ma appartiene all’ordine di un’opera di creazione che sovranamente e infallibilmente rende una nuova creatura in Gesù Cristo l’uomo che Dio Si compiace di salvare.

Non è Calvinismo dire che Dio forza gli uomini, calciando e urlando, a entrare in paradiso, ma che Dio rende volenteroso un uomo che prima era riluttante. Nei Canoni di Dordt, il credente Riformato descrive in questo modo l’opera salvifica dell’irresistibile grazia:

… è un'operazione assolutamente sovrannaturale, potentissima e insieme soavissima, mirabile, arcana, ed ineffabile, nella sua virtù, secondo la Scrittura (che è ispirata dall’Autore di quest’opera), non minore o inferiore rispetto alla creazione, nè alla risurrezione dai morti, in modo che tutti quelli nei cui cuori Dio opera in questo modo meraviglioso, sono rigenerati certamente, infallibilmente, ed efficacemente, e di fatto credono … (III/IV:12).

La dottrina della perseveranza dei santi, o "la sicurezza eterna," come alcuni la chiamano, segue la verità dell’irresistibile grazia. Nemmeno una persona alla quale Dio dona la grazia dello Spirito Santo perirà, perché questa grazia e lo Spirito la preservano fino alla perfetta salvezza del Giorno di Cristo.

Non è Calvinismo l’insegnamento che una persona può fare ciò che gli piace e ancora essere salvata, o che un santo non può mai cadere nel peccato. Contro l’accusa che la dottrina della perseveranza implica che una persona può fare ciò che gli piace e tuttavia andate in cielo, il Calvinismo replica che lo Spirito Santo ci preserva santificandoci, rafforzando la nostra fede, e donandoci il dono della perseveranza. Per quanto riguardo le "tristi cadute" dei Cristiani, i santi possono cadere nel peccato, e a volte di fatto ci cadono, anche in "gravi ed atroci peccati," ma lo Spirito che dimora in loro, mai ritirato del tutto da essi, li porta al ravvedimento. Il Calvinismo impartisce a tutti i veri credenti l’inestimabile prezioso conforto che "i fedeli stessi possono esser certi, e lo sono secondo la misura della fede, mediante la quale credono con certezza che sono e sempre rimarranno veri e viventi membri della Chiesa, che hanno la remissione dei peccati, e la vita eterna" (Canoni di Dordt, V:9).

Ogni parte della salvezza sopra descritta ha la sua sorgente nell’eterna elezione di Dio. La verità dell’elezione è un'altra delle dottrine caratteristicamente Calviniste. Dio ha dall’eternità eletto, o scelto, in Cristo, alcuni dalla razza umana caduta—un determinato, definito numero di persone—per la salvezza. Questa scelta fu incondizionata, graziosa, e libera; non è a motivo di alcuna cosa prevista in quelli che sono stati scelti. La riprovazione è implicata. Dio non scelse tutti gli uomini; ma ne rigettò alcuni, nel decreto eterno. Non fa alcuna essenziale differenza se si vede la riprovazione come il passare oltre da parte di Dio di alcuni uomini con il Suo decreto di elezione nell’eternità (che è, difatti, una decisione Divina riguardo il loro destino eterno), o se la si vede come un decreto positivo che alcuni uomini periscano nel loro peccato, nella loro incredulità e disobbedienza. Elezione e riprovazione compongono la predestinazione, la dottrina secondo la quale Dio ha determinato il destino di ogni uomo fin dall’eternità. Questa verità è considerata, non in maniera inaccurata, il marchio distintivo del Calvinismo. Il vero cuore della Chiesa Riformata è l’elezione, la graziosa scelta di Dio di noi peccatori, colpevoli e depravati, meritevoli solo di condanna, alla salvezza.

L’elezione è la fonte di tutta la salvezza! Come tale, essa è l’ultima, decisiva, convincente prova e garanzia che la salvezza è graziosa—che la salvezza non dipende dall’uomo, ma da Dio; che la salvezza non è un idea dell’uomo, ma di Dio, che la salvezza non è un opera dell’uomo, ma di Dio; che la salvezza non è dovuta alla decisione dell’uomo per Dio, ma all’eterna decisione di Dio per l’uomo.

Questo è il modo in cui Calvino stesso concepì la predestinazione—come la finale, conclusiva, incontrovertibile testimonianza, e garanzia, della salvezza per grazia. Perciò, nella sua edizione definitiva delle Istituzioni (1559), Calvino trattò la predestinazione alla fine del Libro III, dopo la sua trattazione riguardante la redenzione in Cristo e la sua trattazione dell’applicazione della redenzione da parte dello Spirito Santo. Calvino scrive:

Non ci sentiremo mai persuasi come dovremmo che la nostra salvezza pro fluisce dalla libera misericordia di Dio come sua fonte, fino a quando non siamo portati a conoscenza della Sua eterna elezione, la grazia di Dio illustrata per contrasto, ovvero che Egli non adotta promiscuamente alla speranza della salvezza, ma dà ad alcuni ciò che Egli nega ad altri (III, 21, 1).

Questo è il Calvinismo!

Questo è il Vangelo!

Il Vangelo proclama la miseria dell’uomo come totale depravazione, inclusa la schiavitù della volontà. Efesini 2:1 diagnostica la condizione spirituale del peccatore, precedentemente alla vivificazione dello Spirito di Cristo così: "morti nei falli e nei peccati." Spiritualmente morto, il peccatore è mancante di ogni bene, mancante di qualsiasi abilità per il bene, e della potenza e dell’inclinazione per effettuare un cambiamento in tale condizione. Lui stesso è incapace e la sua condizione è senza speranza—l’incapacità e la disperazione della morte. Romani 8:7-8 emette lo stesso giudizio sopra l’uomo caduto: "Perchè la mente carnale è inimicizia contro Dio, perché non è sottomessa alla legge di Dio e neppure può esserlo. Quindi quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio." La "mente carnale" è la natura umana per come essa è in virtù della nascita naturale. La sua condizione è tale che è incapace di essere in sottomissione alla legge di Dio. Quelli che sono nella carne sono quelli che non sono nati di nuovo dallo Spirito di Cristo, quelli che sono al di fuori di Cristo. La loro condizione spirituale è tale che sono incapaci di piacere a Dio; tutto ciò di cui sono capaci di fare è peccare. Affinché un peccatore possa voler fare e fare del bene che piace a Dio, Egli deve operare in lui sia il volere che l’operare, attraverso lo Spirito di Gesù Cristo (Filippesi 2:13).

Il Vangelo proclama la morte di Gesù Cristo come una morte che effettivamente redime degli uomini, piuttosto che una morte che meramente rende possibile la salvezza per ogni uomo. La Scrittura insegna l’espiazione limitata. Gesù stesso insegnò questo riguardo alla Sua stessa morte in Giovanni 10:15: "… depongo la mia vita per le pecore." Poco più avanti nello stesso capitolo, il Signore afferma in modo specifico che alcuni uomini non sono inclusi tra "le pecore," "Ma voi non credete, perché non siete delle mie pecore, come vi ho detto" (v.26). Egli morì per alcuni uomini, "le pecore," a distinzione dagli altri uomini, che non sono delle Sue pecore. Gesù descrisse similmente la Sua morte in Matteo 20:28: "Poiché anche il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per (Greco: al posto di") molti." Il punto importante non è tanto che Egli parla di quelli per i quali Egli morì come "molti," non come "tutti," quanto è che Egli parla della Sua morte come il riscatto dato al posto di altri. Morendo, ha pagato il prezzo di riscatto a Dio per conto di molti peccatori. Egli fece ciò prendendo il loro posto, donando la Sua vita per la loro che era perduta. L’effetto di questa morte è che ognuno per il quale Egli morì è liberato dal peccato, dalla morte e dall’inferno. Nessuno per il quale Egli mori perirà. Nessuno può perire, perché il riscatto è pagato. Questo Vangelo (e non ve ne sono altri) è stato predicato già dal profeta evangelista, Isaia, in Isaia 53: il Cristo sofferente porta via l’iniquità del popolo di Dio coll’essere colpito da Dio come loro sostituto.

Il Vangelo proclama una grazia irresistibile quale potenza che salva i peccatori eletti. Non può essere altrimenti, se il peccatore è "morto nei falli e nei peccati." Avendo insegnato questo in Efesini 2:1, l’apostolo continua nell’insegnare la grazia irresistibile ai versi 4-5: "Ma Dio, che è ricco in misericordia per il suo grande amore con il quale ci ha amati, anche quando eravamo morti nei falli, ci ha vivificati con Cristo (per grazia voi siete salvati)." La salvezza del peccatore, in ogni caso, è Dio che lo risuscita dalla morte, paragonabile ai miracoli di Gesù della risurrezione di persone fisicamente morte. Ora due cose sono vere riguardo alla risurrezione: essa è un atto di Dio solo, in cui colui che è risuscitato non coopera, ed essa è efficace—Dio non fallisce mai nel realizzare la risurrezione di nessuno che Egli si propone di risuscitare. Al verso 10 di questo capitolo, Paolo paragona l’opera grazie alla quale noi siamo salvati all’opera della creazione, rendendo così chiaro che questa opera è esclusivamente l’opera di Dio il Creatore, e per niente l’opera della creatura che è creata: "Noi infatti siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le buone opere …" Gesù spiegò che questa salvezza ha luogo per la sovrana potenza attraente di Dio Onnipotente, in Giovanni 6:44: "Nessuno può venire a me, se il Padre che mi ha mandato non lo attira."

Il Vangelo proclama la perseveranza dei santi. Gesù disse, "Le mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco ed esse mi seguono; e io do loro la vita eterna e non periranno mai, e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti; e nessuno le può strappare dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo uno" (Giovanni 10:17-30). Gesù dona la vita eterna ad ognuna delle Sue pecore; e nessuno di questi santi potrà mai perire. E’ impossibile che qualcuno possa strappare un santo dalla mano di Dio, cioè, provocare un figlio rigenerato a cadere via in perdizione. La ragione non è la forza dei santi, ma la potenza della grazia di Dio ("Il Padre mio … è più grande di tutti"). Queste parole di Gesù chiariscono che la confortante verità della perseveranza dipende dall’elezione e dalla grazia irresistibile. I santi perseverano, perché il Padre li donò a Gesù e perché Gesù dona (non: tenta di donare, ma: dona) loro la vita eterna.

In quanto essa è fonte e fondamento della salvezza, il Vangelo proclama l’elezione Divina. Questa verità è evidentissima nell’intera Bibbia dell’Antico testamento: Dio ha scelto Israele a salvezza, rigettando le altre nazioni. Il mediatore dell’antico patto dice ad Israele: "Il Signore, il tuo DIO ti ha scelto per essere un popolo speciale a se stesso, al di sopra di tutti i popoli che sono sulla faccia della terra. Il Signore non ha riposto il suo amore su di voi né vi ha scelto, perché eravate maggiori in numero di alcun altro popolo; eravate infatti il più piccolo di tutti i popoli; ma perché il Signore vi ha amato …" (Deuteronomio 7:6-8).

In perfetta armonia con questa ovvia verità dell’antico patto, il Mediatore del nuovo patto fa risalire ogni aspetto della Sua salvezza all’elezione Divina. La Sua morte donatrice di vita ha origine dall’elezione: "affinché egli dia vita eterna a tutti coloro che tu gli hai dato" (Giovanni 17:6). La Sua pietà sacerdotale e preghiera d’intercessione sacerdotali sono regolate dall’elezione: "Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi" (Giovanni 17:9). La sua salvifica rivelazione della verità agli uomini dipende dall’elezione: "Io ho manifestato il tuo nome agli uomini che tu mi hai dato dal mondo …" (Giovanni 17:6). L’andare degli uomini a Lui in vera fede è effettuato dall’elezione: "Tutto quello che il Padre mi dà verrà a me …" (Giovanni 6:37). La Sua preservazione degli uomini nella fede e la Sua resurrezione in gloria di questi uomini sono dovute all’elezione: "… che io non perda niente di tutto quello che egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno" (Giovanni 6:39).

L’elezione ha un posto prominente nel Vangelo predicato dagli apostoli. Essa è la causa della salvezza di ognuno che è salvato, e la fonte di ogni benedizione di salvezza: "… il Dio e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo, allorché in lui ci ha eletti prima della fondazione del mondo …" (Efesini 1:3-4). Sull’eterna predestinazione è stata forgiata la catena dorata (e infrangibile) della salvezza: "E quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati, quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati." (Romani 8:30). L’intero fiume della misericordia di Dio in Gesù fluisce dalla Sua volontà di elezione; e la sovrana grazia di questa volontà è illustrata da questo: che Dio indurisce alcuni uomini secondo il Suo eterno decreto di riprovazione: "Così egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole" (Romani 9:18).

Non ci può essere ignoranza di queste dottrine, chiamate "Calvinismo;" se esse non sono predicate e confessate, esse sono negate. Ogni predicatore, ogni Chiesa, ogni membro di ogni Chiesa deve prendere una posizione a loro riguardo, e una posizione la prende. È impossibile non farlo. Perché esse sono scritte a caratteri larghi nelle pagine della Scrittura, come elementi essenziali del Vangelo. Chiunque rigetta il Calvinismo abbraccia l’unica alternativa al Calvinismo—un sistema di dottrina che è opposto al Calvinismo in ogni punto.

Un uomo rigetta la depravazione totale? Allora egli crede che l’uomo naturale e caduto conserva ancora del buono e della capacità per il bene, in modo specifico una volontà che è capace di fare una decisione per Cristo: questo uomo fuori da Cristo non è morto nei peccati, ma meramente malato, cioè, non morto ma vivo.

Un uomo rigetta l’espiazione limitata? Allora egli crede che Gesù è morto per ogni essere umano senza eccezioni. Siccome sia la Scrittura che i crudi fatti della vita insegnano che alcuni uomini periscono nell’inferno, questo propugnatore dell’espiazione universale crede che la morte di Gesù non espiò affatto i peccati, ma che meramente rese l’espiazione possibile; che la croce non fu il pagamento del riscatto al posto di ognuno per il quale Cristo morì, ma meramente un esempio d’amore; che la sofferenza del Figlio di Dio non soddisfò efficacemente la giustizia di Dio portando via i peccati, ma meramente …? Cosa fece? Nulla affatto? E se è così, era Egli realmente l’eterno Figlio di Dio nella carne?

Un uomo rigetta la grazia irresistibile? Allora egli crede che la chiamata di Dio alla salvezza e la grazia dello Spirito Santo dipendono dal consenso del peccatore tramite l’esercizio del suo "libero arbitrio," così che la grazia di Dio può essere sconfitta e fallire. Inoltre, egli crede che, ogni volta che un peccatore và a Gesù in vera fede e riceve salvezza, ciò non è dovuto alla grazia di Dio, ma alla buona volontà del peccatore.

Un uomo rigetta la perseveranza dei santi? Allora egli crede che ogni credente può cadere e perire in qualsiasi momento, incluso se stesso.

Un uomo rigetta la predestinazione? Allora egli crede che la fonte ultima e il fondamento della salvezza è la scelta dell’uomo, la sua decisione e la sua volontà.

Alla fine, ci sono due, e solo due, possibili fedi. L’una afferma che tutta l’umanità giace nella morte; che Dio in libera e sovrana grazia ha eternamente scelto alcuni; che Dio diede Cristo a morire per quelli che Egli ha scelto; che lo Spirito Santo li rigenera e li chiama efficacemente alla fede; e che lo Spirito preserva questi eletti, redenti e rinati peccatori fino alla gloria eterna. Questo è il Calvinismo.

L’altra fede afferma che l’uomo caduto possiede qualche capacità spirituale per il bene, possiede un pò di vita; che la scelta di Dio degli uomini dipende dal loro esercizio dell’abilità di fare il bene che è in loro; che la morte di Cristo dipende da questo bene che è nell’uomo; e che il raggiungimento della gloria finale dipende da questo bene che è nell’uomo. Questo è il nemico del Calvinismo. Questo è il nemico del Vangelo! Perché il Calvinismo proclama la salvezza per grazia; l’altra fede predica la salvezza per la volontà, le opere e il valore dell’uomo.

Il Calvinismo è il Vangelo! Il Vangelo di Dio è il messaggio della salvezza interamente per grazia. Ciò non significa che il Calvinismo è inoffensivo. Al contrario! Calvino stesso prese nota, molto tempo fa, dell’offensività della verità che egli insegnava, con riferimento in modo specifico alla totale depravazione:

Non sono all’oscuro di quanto più plausibile sia la veduta che ci invita piuttosto a ponderare le nostre buone qualità invece di ciò che ci deve sopraffare di vergogna—la nostra miserabile destituzione ed ignominia. Non vi è niente di più accettabile alla mente umana che la lusinga … se viene pronunciato un discorso che lusinga l’orgoglio che spontaneamente sorge nel più profondo del cuore dell’uomo, niente sembra più dilettevole. In accordo con questo, in ogni epoca, colui che è più sollecito nell’esaltare l’eccellenza della natura umana è ricevuto con il più forte applauso (Istituzioni, XI, 1, 2).

Ma l’offensività del Calvinismo per gli uomini non è altro che l’offesa della croce di Cristo. In Galati 5:11 Paolo parla dell’"offesa della croce," un offesa che cessa solo nella predicazione di un eresia che nega la croce. La croce di Cristo, che è il vero cuore del Vangelo, non è piacevole all’uomo, o per lui accettabile. "Ma noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, e follia per i Greci;" (I Corinzi 1:23). La croce, come croce dell’eterno Figlio di Dio nella nostra carne, mostra l’estensione della miseria dell’uomo caduto: egli può essere salvato solo grazie alla morte del Figlio di Dio. Le parole alla fine non riescono a fare giustizia alla grandezza della miseria del peccatore, evidenziata dalla croce: interamente perduto, completamente rovinato, totalmente depravato. La croce mostra che la salvezza è del Signore, interamente per grazia Divina, e non affatto dell’uomo. In quanto croce del Principe della vita, la croce è potente a salvare. Niente e nessuno può annullare o sconfiggere il sangue e lo Spirito di Cristo crocifisso. Il Vangelo della croce è questo messaggio: "Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che mostra misericordia" (Romani 9:16).

Proprio perché questo è il messaggio del Calvinismo, il Calvinismo è offensivo per l’uomo. E’ offensivo per l’uomo orgoglioso udire che egli è spiritualmente morto, totalmente privo di qualsiasi cosa che piaccia a Dio, del tutto incapace di salvarsi, niente più che un figlio d’ira. Ma questo è il giudizio emesso su di Lui nel Calvinismo—e nel Vangelo. E’ offensivo per l’uomo orgoglioso ascoltare che la salvezza è esclusivamente un dono libero di Dio, un opera sovrana e graziosa di Dio. Ma questo è ciò che il Calvinismo—e il Vangelo—proclamano.

Proprio per questo, il Calvinismo è buona notizia! E’ il Vangelo, la lieta novella! Come messaggio di grazia, ci conforta e conforta tutti quelli che, per la grazia dello Spirito, credono in Cristo. Solo questo messaggio provvede speranza per uomini perduti, peccatori e altrimenti senza speranza. C’è salvezza, solo perché la salvezza è graziosa.

Difendere il Calvinismo è semplicemente difendere il Vangelo. Perciò, noi non lo difendiamo apologeticamente, o in modo difensivo, o nemmeno come se il suo fato fosse dubbioso, dipendente dalla nostra difesa. In quanto esso è la verità di Dio, il Calvinismo sta in piedi, e starà in piedi—vittorioso, invincibile. Dio Stesso lo mantiene; e Dio Stesso lo invia in una irresistibile corsa di conquista per tutto il mondo.

Il Calvinismo è il Vangelo per ogni epoca. E’ la verità per la quale e grazie alla quale la Riforma della Chiesa di Gesù Cristo ebbe luogo nel 16° secolo. Il Vangelo non è cambiato da allora: Gesù Cristo nella Sua verità è lo stesso ieri, oggi e per sempre. Ma la verità del Vangelo è ampiamente persa e nascosta nelle Chiese Protestanti nei nostri giorni, inclusi molti che si gloriano nell’essere "fondamentalisti" ed "evangelici." Il Vangelo è pervertito da un messaggio che in essenza è lo stesso contro il quale la Riforma combatté e che da parte sua oppose terribilmente la Riforma. In quei giorni, Roma predicava una salvezza che doveva essere guadagnata tramite le opere dell’uomo, come in verità predica ancora oggi. Roma insegnava che gli uomini erano giusti davanti a Dio, in parte, per le loro opere, come in verità insegna ancora oggi. Ai nostri giorni, le Chiese Protestanti insegnano e predicano che la salvezza dipende dalla volontà dell’uomo; esse proclamano che il peccatore deve ottenere la sua salvezza con la sua volontà. Questo "vangelo" di buona parte del Protestantesimo e il "vangelo" di Roma sono uno e lo stesso. Essenzialmente, non c’è alcuna differenza tra essi. Questo è il motivo per il quale molte Chiese Protestanti, predicatori, evangelisti e persone trovano possibile cooperare strettamente con la Chiesa Cattolica Romana, specialmente nell’opera di evangelizzazione, e questa è la ragione per la quale è prossimo un grande ricongiungimento con Roma da parte di molti Protestanti. Roma dice, "La salvezza dipende dall’operare dell’uomo," il Protestantesimo moderno dice, "la salvezza dipende dal volere dell’uomo." Entrambi stanno dicendo la stessa cosa: "La salvezza dipende dall’uomo." L’apostolo ammucchia insieme entrambi queste varianti della stessa basilare dottrina in Romani 9:16, e le condanna: "Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia."

Avendo condannato queste eresie, Paolo dichiara che la sorgente della nostra salvezza è Dio che mostra misericordia—solo Dio che mostra misericordia; egli proclama che la salvezza dipende da Dio che fa misericordia—solo da Dio che fa misericordia. Questo è il messaggio del Calvinismo; e siccome lo è, la nostra difesa del Calvinismo è una difesa coraggiosa, senza compromessi, senza vergogna. Noi diciamo del Calvinismo ciò che disse una volta B. B. Warfield: "il futuro del Cristianesimo si trova—come il suo passato si è trovato—nelle sue mani."

Noi respingiamo le accuse false fatte contro il Calvinismo, e le sue caricature. Alcuni uomini dicono del Calvinismo che è distruttivo per le buone opere e per la legge di Dio, dicono che esso produce Cristiani inavveduti. Alcuni uomini dicono che esso è distruttivo per le zelo per la predicazione e le missioni. Alcuni uomini dicono che esso è terrificante per le povere coscienze, che esso è freddo e duro, e che i Calvinisti sono tutta testa e niente cuore. Queste sono antiche accuse, canute per l’età. Le troverete, quasi parola per parola, avanzate contro l’apostolo, Paolo, e il Vangelo che egli predicava (cf. Romani 3:8, 3:31, 6:1 e seguenti; e 9:19 e a seguire).

Che gli uomini non siano così pronti ad accettare la caricatura del Calvinismo inventata dai suoi nemici, ma piuttosto che lascino che il Calvinismo parli per se stesso, nelle sue confessioni. Leggete il Catechismo di Heidelberg, o i Catechismi di Westminster, e vedete da voi stessi se il Calvinismo è duro e freddo e crudele, o se è caloroso e confortante. Leggete la Confessione Belga, o la Confessione di Westminster, e vedete se il Calvinismo prende alla leggera la legge di Dio e le buone opere del Cristiano, o se esso trema di fronte alla legge, se sottolinea la santificazione, e se insiste sulla necessità delle buone opere. Leggete i Canoni di Dordt, il credo Riformato che è ineguagliato nella sua affermazione della predestinazione e nella sua difesa della salvezza per sola grazia, e vedete se il Calvinismo taglia i nervi di una viva predicazione del Vangelo, inclusa la seria chiamata del Vangelo a tutti quelli che si trovano sotto la predicazione. Vedete anche la tenerezza della Fede Riformata nei confronti dei peccatori penitenti, e il suo profondo interesse pastorale per le coscienze afflitte.

Allo stesso tempo, noi persone e chiese Riformate dobbiamo rifiutare la caricatura del Calvinismo attraverso le nostre vite ed opere. Anche questo appartiene ad una "apologia del Calvinismo." Facciamo bene a badare a noi stessi, cosi come alla nostra dottrina. Siamo zelanti nelle buone opere? Siamo pronti a predicare il Vangelo ad ogni creatura e a dare una risposta ad ogni uomo che ci chiede ragione per la speranza che è in noi? Ci mostriamo come santi gioiosi, speranzosi e fiduciosi? Questo noi faremo, per la grazia di Dio, se viviamo in base alla verità del Calvinismo, cioè, del Vangelo.

Noi abbiamo una potente motivazione per difendere il Calvinismo. Per questo motivo: in quanto il Vangelo esso è la sola speranza per gli uomini peccatori—la sola potenza di Dio a salvezza, il solo mezzo per radunare e preservare la Chiesa.

Quanto è ancora più motivante: il Calvinismo glorifica Dio. La gloria di Dio è il battito cardiaco del Calvinismo, e il cuore dei cuori di ogni Calvinista. I nemici di Calvino hanno sempre visto questo e si sono presi gioco di lui come "quell’uomo intossicato da Dio." Alla domanda: "Quale è il sommo fine dell’uomo?" il Calvinismo dà la magnificente risposta: "Il sommo fine dell’uomo è di glorificare Dio, e gioire in lui per sempre." (Catechismo Minore di Westminster, Domanda 1). Ma la gloria di Dio è il fine del Vangelo, cioè, il fine di Dio Stesso attraverso il Vangelo: "… a lode della gloria della sua grazia" (Efesini 1:6). Egli non darà la Sua gloria ad un altro (Isaia 42:8). "Poiché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose;" a Lui, quindi, sia gloria per sempre (Romani 11:36).

Per scoprire di più su questo argomento, si legga il pamphlet: "Calvinismo … la Verità."

 

La Grazia Cosmica di Dio

 

Il Patto di Dio con la Creazione


(Sermone predicato dal rev. Ronald Hanko alla Covenant Reformed Fellowship,

in Ballymena, Nord Irlanda, la mattina del Sabbath 17 Marzo 1996) 


Introduzione: Genesi 8:15- 9:17

Nel nostro studio del patto di Dio abbiamo parlato nei precedenti Giorni del Signore di differenti argomenti. Abbiamo visto che il patto non è un contratto o accordo, ma una relazione; che l’origine e sorgente del patto di Dio col Suo popolo è nella Divina Trinità e nella relazione tra le tre Persone della Trinità; che Cristo nella nostra carne è il Mediatore del patto, che vi è soltanto un eterno patto di Dio; e che il solo patto di Dio ha differenti rivelazioni o dispensazioni attraverso la storia.

Abbiamo anche visto che la prima rivelazione del patto fu a nostro padre Adamo in paradiso, una dispensazione del patto che a volte è chiamato "il Patto di Opere." Quando Adamo cadde Dio rivelò la Sua fedeltà di patto ad Adamo ed Eva ed i loro discendenti nel Suo modo di rapportarsi a loro e nella promessa di Genesi capitolo 3 verso 15. Ma dopo di questo non vi fu un’altra significativa rivelazione o dispensazione del patto fino ai tempi di Noè.

Genesi capitolo 8 verso 15 fino al capitolo 9 verso 17 registra la rivelazione del patto che Dio diede a Noè. Questo patto con Noè ha alcune caratteristiche uniche, tanto che a volte è difficile capire in che modo possa essere una rivelazione del solo eterno patto di grazia di Dio. A primo acchito sembra essere, come insegna il dispensazionalismo, un patto del tutto separato, specialmente perché Dio parla di questo patto come stabilito con "ogni creatura vivente di ogni carne" (Genesi 9:15), "degli uccelli, del bestiame, e di ogni bestia della terra."

Parlerò, quindi, di questa rivelazione del patto di Dio come il Suo "Patto con la Creazione." Nel parlare di questo patto, desidero mostrarvi tre cose.

Primo

, voglio mostrare che vi è un patto di Dio con la creazione e che esso è parte del solo eterno patto di grazia di Dio.

Secondo

, vorrei mettere in evidenza alcune delle caratteristiche uniche a questo patto di Dio con la creazione. Desidero specialmente connettere questa rivelazione del patto con l’opera di Cristo come il Mediatore e il Capo del patto.

E, terzo, voglio rispondere alla domanda: "Perché la Scrittura parla di questo patto?" Potrebbe sembrarci che anche se vi è un patto di Dio con la creazione, esso non ha niente a che fare con NOI. Ma se tenete a mente questa domanda durante l’intero nostro studio, non soltanto vedrete che la Scrittura ha la risposta, ma forse vi giungerete prima di me.

Nel nostro studio, allora, considereremo non soltanto Genesi capitoli 8 e 9, ma anche altri passaggi dell’Antico e Nuovo Testamento che portano la luce di Dio su Genesi 8 e 9. Questi passaggi sono Geremia 33:19-26, Romani 8:19-22, Colossesi 1:19-21, ed Apocalisse 21:1. Possa Dio pronunciare la Sua Parola a noi in esse.

 

I. Il Fatto Di Questo Patto

Primo

: Rivolgendoci a Genesi 9:9-10 leggiamo che Dio disse a Noè: "Ed io, ecco io stabilisco il mio patto con te, e con la tua discendenza dopo di te." Questo non è molto differente da ciò che Dio disse ad altri con cui Egli stabilì il Suo patto, ad Abraamo (Genesi 17:7), a Davide (Salmo 89:3-4), ad Israele (Esodo 6:4-5), o a noi (Atti 2:39). Tuttavia, in Genesi 9:10 Dio aggiunge "e con ogni creatura vivente che è con te, degli uccelli, o del bestiame, e di ogni bestia della terra con te, da tutto quello che esce fuori dall’arca …"

Dio sta dicendo: "Io stabilirò il mio patto con gli uccelli, col bestiame, e con le bestie della terra." Questo è ciò a cui facciamo riferimento quando parliamo del "Patto di Dio con la Creazione." E Dio parla di questo patto con la creazione di nuovo nei versi che seguono, specialmente al verso 13 (di Genesi 9): "Io pongo il mio arco nella nuvola, ed esso sarà per un segno di un patto tra me e la terra." Ed ancora al verso 15 Dio ci mostra chiaramente che il patto a cui si fa riferimento non è soltanto il Suo patto con Noè e i discendenti di Noè. Il Suo patto abbraccia "ogni creatura di ogni carne."

L’arcobaleno è il segno di quel patto. Quando vedete un arcobaleno nei cieli, esso si arcua sopra l’intera terra, abbracciando, come se fosse, l’intero ordine di cose create. Arcuandosi sopra il mondo di Dio esso è un segno che Egli ha un patto con la creazione.

Secondo

: Dovremmo vedere che anche se questo patto è stabilito con ogni creatura vivente, esso non è un patto differente da quello che Dio stabilisce col Suo popolo. In Genesi 9:9-10 Dio non stabilisce un patto con Noè ed i suoi discendenti ed un altro con la creazione. Esso è un solo patto. Non solo, ma è lo stesso patto che Dio stabilì con Abraamo, con Israele, con Davide, e con noi in Cristo. Lo stesso linguaggio che è usato qui in Genesi 9 è usato con ogni rivelazione del patto di Dio nella Scrittura: "Io stabilirò il mio patto con te e con la tua discendenza dopo di te (cf., come sopra, Genesi 17:7; Esodo 6:4-5; Salmo 89:4-5, ed Atti 2:39).

Questo linguaggio, ovvero "Io stabilirò il mio patto con te e con la tua discendenza dopo di te," è il linguaggio usuale del patto, ed identifica questa rivelazione con ogni altra rivelazione del patto di Dio nella Scrittura. Solo che qui in Genesi 9 il patto è anche "con ogni creatura vivente che è con te." Ciò rende questa rivelazione del patto unica. Non è la rivelazione di un patto differente, ma è una nuova e differente rivelazione di quel solo eterno patto di Dio.

Terzo

: Nè Genesi 9 è il solo passaggio che parla di questo patto di Dio con la creazione. Anche Geremia 33:19-26 fa riferimento ad esso. Nel rivolgerci a Geremia 33 desidero ricordarvi di quella domanda che vi ho fatto al principio: "Cosa ha a che fare con noi questo patto di creazione, e quale profitto ne abbiamo nel parlare d’esso?" In qualche misura Geremia 33 risponde a questa domanda e quindi ci ritorneremo. Ora, tuttavia, voglio mostrarvi che Geremia parla di un tale patto.

In Geremia 33:20-21, Dio parla del Suo patto del giorno e della notte: "Così dice il Signore, se potete rompere il mio patto del giorno, ed il mio patto della notte, e che non vi sia giorno e notte nella loro stagione, allora può essere rotto anche il mio patto con Davide mio servo, che egli non abbia un figlio che regni sul suo trono." Dio fa riferimento a questo patto di nuovo al verso 25.

Vi è, allora, un patto di Dio con giorno e note, una parte della creazione di Dio. In più, la Parola di Dio ci dice nel resto di Geremia 33 che il patto col giorno e la notte include il fatto che Dio stabilisca le ordinanze del cielo e della terra (v. 25). In altre parole, quando Dio ha ordinato la legge (ordinanza) che pone il sole nel suo luogo nei cieli, e la luna e le stelle anche, allora Egli stava facendo un patto col giorno e la notte. E così è con tutte le cosiddette "leggi di natura." Esse tutte appartengono alle ordinanze di Dio del cielo e della terra e sono parte del Suo patto con la creazione, proprio come le Sue leggi morali sono parte del Suo patto con il Suo popolo (Deuteronomio 5:2-3).

Noi vediamo, inoltre, da Geremia 33 che questo patto con la creazione non fu prima fatto con Noè, ma risale fino al principio quando Dio ha per la prima volta stabilito queste ordinanze di cielo e terra. Fu a Noè, però, che Dio per la prima vola ha rivelato questa parte del Suo patto, ed Egli ha rivelato a Noè queste cose perché al tempo del Diluvio Egli mutò alcune delle ordinanze di quel patto, mandando le stagioni per la prima volta, dando all’uomo gli animali per cibo, sollevando la maledizione dal suolo, ma promettendo che non avrebbe cambiato di nuovo queste ordinanze "finchè rimane la terra."

Anche Romani 8:19-22 parla del patto con la creazione, ma ci porta un passo più in là. Questi versi non usano la parola "patto" ma l’idea è lì. Il patto entra nel discorso in Romani 8:19-22 quando la Parola di Dio in quei versi parla della gloria finale dei credenti in termini di figliolanza. In gloria noi saremo "manifesti come i figli di Dio" ed "entreremo nella gloriosa libertà dei figli di Dio." La manifestazione dei figli di Dio è la finale realizzazione e perfezione del patto di Dio, la più altra gloria di quella relazione pattale in cui Dio è il nostro Dio e noi siamo il Suo popolo.

Ma se leggete Romani 8:19-22 vedrete che la creazione anche parteciperà in quella gloria del popolo di Dio: "L’intensa aspettazione della creazione attende la manifestazione dei Figli di Dio!" ovvero sole, luna, stelle, pianeti, fiori, alberi, erba, bestie ed uccelli. La creazione bruta "fu resa soggetta a vanità (vuotezza, inutilità)" (v. 20), cioè, non serviva più il proposito per cui Dio l’aveva creata, e questo come risultato del peccato dell’uomo. Questo accadde "non volontariamente, ma a motivo di colui che ha sottoposto la stessa in speranza." In altre parole, questo non accadde alla creazione bruta mediante un atto proprio di volontaria disubbidienza, ma avvenne come un risultato del peccato di Adamo (cf. Genesi 2:17-18).

Tuttavia, perfino la creazione non è senza speranza. La sua speranza, è, come Paolo dice al verso 21, che "la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione nella gloriosa libertà dei figli di Dio." Questa sarà la finale realizzazione di ciò di cui Dio stava parlando quando parò a Noè in Genesi 8 e 9. La creazione stessa sarà rinnovata e glorificata col popolo di Dio. Allora il patto di Dio con la creazione sarà consumato! Questo patto, anche, è sicuro ed eterno!

Colossesi 1:19-20 ci porta perfino oltre in questa verità. Il verso 19 ci dice che è l’eterno beneplacito e proposito di Dio che "in lui (cioè, in Cristo) dovesse dimorare tutta la pienezza." Il verso 20 ci rende chiaro che tutta la pienezza non include soltanto la pienezza del popolo eletto di Dio, ma la pienezza di tutte le cose in terra ed in cielo: "E, avendo fatto la pace, attraverso il sangue della sua croce, mediante lui (Cristo) di riconciliare TUTTE le cose a se stesso, mediante lui, io dico, sia che esse siano cose in terra, o cose in cielo."

Ora, voi potreste dire, Non è questo un riferimento al popolo eletto di Dio e agli angeli eletti? Non sono queste "tutte le cose" a cui la Parola di Dio si riferisce? Ma il verso successivo rende chiaro che nel verso 20 non si sta nemmeno parlando del popolo eletto di Dio! Non è che al verso 21 che Paolo inizia a parlare del popolo eletto di Dio: "E voi," egli dice, "che eravate un tempo alienati e nemici nella vostra mente mediante empie opere, tuttavia ora ha egli riconciliato …" Voi anche! Ma non soltanto voi! Il proposito di Dio abbraccia tutte le cose in cielo ed in terra!

E che questo proposito abbia a che fare col Suo patto lo vediamo dalla parola "riconciliazione." Questa è davvero una parola di patto poiché implica una relazione, dapprima stabilita, e poi violata, ed infine ristorata di nuovo. Così, quando Dio parla di riconciliare tutte le cose a Se Stesso mediante il sangue della croce di Cristo, Egli sta parlando senza dubbio del fatto che manterrà il patto con loro per sempre.

Anche Apocalisse capitolo 2, verso 1, parla di queste cose. Negli ultimi capitoli di Apocalisse la Parola di Dio ci porta oltre la storia di questo mondo presente a quelle cose che "occhio non ha visto, né orecchio ha udito" (I Corinzi 2:9), cose che Dio ha preparato per coloro che Lo amano. Nel parlare di tali cose Apocalisse 21 menziona prima un nuovo cielo ed una nuova terra. Quando Giovanni vede la nuova Gerusalemme (secondo i versi 9 e 10 è la Chiesa, la Sposa, la moglie dell’Agnello) egli vede anche un nuovo cielo ed una nuova terra. Il proposito e patto di Dio, vedete, non ha soltanto a che fare con la chiesa, la santa città in cui Dio dimora col Suo popolo ed è il loro Dio, ma con tutte le cose. Il Suo patto abbraccia non soltanto la nuova Gerusalemme e tutti coloro che vi dimorano, ma l’intero ordine creato, ripulito, rinnovato, e glorificato!

Apocalisse 21:1 è un verso importante perchè spiega qualcosa che confonde molte persone e le conduce fuori strada. Essi guardano a passaggi della Parola di Dio, specialmente nell’Antico Testamento, come Isaia 11, che parlano del leone che giace con l’agnello, e l’orso con il vitello, e concludono che vi deve essere qualche futuro regno terrestre che noi stiamo ancora aspettando, un regno in cui alcuni degli effetti del peccato saranno vinti in questo presente mondo. Ma Apocalisse 21 ci ricorda che tali passaggi non stanno parlando di questa terra presente, ma dei nuovi cieli e della nuova terra, quei cieli e quella terra "in cui dimora la giustizia" (II Pietro 3:13). In quei nuovi cieli e nuova terra il leone giacerà per davvero con l’agnello, perché "la creazione anche sarà liberata … nella gloriosa libertà dei figli di Dio."

Questo, molto brevemente, è una revisione di ciò che la Scrittura insegna a riguardo del patto di Dio con la creazione, per la prima volta rivelato in tutto il suo splendore a Noè in Genesi 8 e 9, non un secondo o terzo patto, ma parte del solo eterno patto di Dio, un patto che abbraccia l’intero ordine creato.

 

II. Le Caratteristiche Uniche Di Questo Patto

E allora, continuando a cercare una risposta alla domanda: "Perchè la Scrittura parla di questo patto di creazione?" dobbiamo prima considerare varie altre verità che la Scrittura insegna a riguardo di esso. Iniziamo ritornando ancora una volta a Genesi 8 e 9.

Dagli ultimi versi di Genesi 8 impariamo che questo patto è molto enfaticamente in Cristo. Vi aspettereste questo, ovviamente. Se questo patto è semplicemente un’altra sfaccettatura del solo eterno patto di Dio, esso deve essere in Cristo. Noi impariamo che ciò è così da Genesi 8:20-21: "E Noè costruì un altare al Signore, e prese di ogni bestia pura, e di ogni uccello puro, ed offrì offerte per il fuoco sull’altare. Ed il Signore sentì un dolce profumo, ed il Signore disse nel suo cuore, Non maledirò più il suolo a motivo dell’uomo …" E, vi prego, comprendete che ogni cosa che Dio dice e fa nel rivelare questo patto di creazione, segue il fatto che Egli sentì un "dolce profumo" in quei sacrifici di Noè.

Non credo debba sottolinearvi il fatto che il dolce profumo che Dio sentì nei sacrifici di Noè non era il profumo di carne che bruciava, ma il dolce profumo di Cristo che era raffigurato in quei sacrifici. Tutte le promesse e rivelazioni di Dio concernenti questo patto risultano da questo. Questo patto di Dio con la creazione, quindi, è fermamente stabilito in Cristo come lo sono quegli aspetti del patto di Dio che riguardano noi.

Colossesi 1 dice la stessa cosa. Non ho detto molto su questi versi quando li abbiamo considerati prima, ma Colossesi 1:20 dice qualcosa che non soltanto è difficile da comprendere ma che è oltremodo sorprendente. Ricordate, in questo momento, che Colossesi 1:20 non sta parlando del popolo eletto di Dio, ma di tutte le altre cose in cielo ed in terra. Soltanto al verso 21 Paolo inizia a parlare di noi. Al verso 20 egli parla di ogni altra cosa: angeli, la creazione bruta, qualsiasi cosa che non sia noi, ed egli dice (vi prego di notare questo) che tutte queste cose, anche, sono riconciliate a Dio mediante Cristo e mediante il sangue della croce! Non un passaggio facile da comprendere, vero?

Ciò deve far riferimento, tuttavia, prima al fatto che il peccato ha trascinato tutte le cose al di fuori della loro propria relazione a Dio. Il peccato di Satana ha certamente infettato l’intero ordine celeste (specialmente se Satana, come alcuni credono, era il capo degli angeli prima della sua caduta). Il peccato dell’uomo, anche, ebbe conseguenze per l’interno mondo in cui egli vive, così che perfino il suolo fu maledetto a suo motivo (Genesi 3:17). Se mai dubitate dell’orrore del peccato, allora dovreste ricordavi di questo. A motivo del peccato di Adamo perfino il su cui egli camminava fu sottoposto alla terribile maledizione di Dio. Questo fu vero, ovviamente, perché Adamo era Capo e Re della creazione terrestre (Genesi 1:26).

Soltanto attraverso Gesù Cristo e attraverso il sangue della croce tutte le cose sono riportate nelle loro proprie relazioni a Dio ed al luogo che Dio ha creato per loro. Esse sono tutte riconciliate a Lui attraverso Cristo. Questo non significa, ovviamente, che Cristo dovette fare espiazione per uccelli, bestie, alberi, ed angeli. La parola riconciliazione non è la stessa parola usata per indicare l’espiazione. Essa significa soltanto che a motivo del peccato dell’uomo e della maledizione di Dio, tutte le cose avevano bisogno di essere riportate in una relazione propria nei confronti di Dio, esse avevano bisogno di essere riconciliate a Lui e sono riconciliate in Cristo.

Noi dovremmo notare, anche, in connessione a ciò, che "tutte le cose" in questi passaggi deve essere compreso nello stesso modo in cui devono essere compresi i riferimenti scritturali a "tutti gli uomini." In nessuno dei due casi "tutti" significa "tutti senza eccezione" ma significa "tutti senza distinzione." In altre parole, la parola "tutte" di Colossesi 1:20 non significa ogni singola cosa che Dio ha creato. Infatti non vi è affatto base nella Scrittura per credere che ogni singolo albero ed animale che abbiamo ora attorno a noi sarà nella nuova creazione. Ma "tutte le cose" significa che tutte le cose che Dio ha creato saranno rappresentate nei nuovi cieli e terra.

Apocalisse 4:8 suggerisce questo. Giovanni vede il Trono di Dio in cielo nel mezzo dei ventiquattro anziani (la chiesa), i sette spiriti, le quattro bestie, e gli angeli. Quelle quattro bestie, il primo come un leone, il secondo come un agnello, il terzo come un uomo, ed il quarto come un aquila, suggeriscono la stessa cosa che dice Colossesi 1:20. Bestie selvagge (il leone), bestie domestiche (l’agnello), l’uomo stesso, e gli uccelli dell’aria (l’aquila), sono tutte simbolicamente rappresentate davanti al trono. Deve essere così affinchè Dio possa essere TUTTI ED IN TUTTO per la gloria del Suo nome.

Tutto questo ci ricorda che Dio Che ha creato tutte le cose ed ha posto l’intero Ordine terrestre sotto il dominio dell’uomo, non permette all’uomo, col suo peccato, di portare NIENTE via da Lui. Tutto sarà rinnovato ed avrà il suo luogo nei nuovi cieli e nuova terra. Tutto, alla fine, servirà il proposito per cui è stato creato. "La creazione anche sarà liberata dalla schiavitù della corruzione nella gloriosa libertà dei figli di Dio" (Romani 8:21) e nella speranza di ciò essa "geme insieme ed è in travaglio fino ad ora" (v. 22).

Questo, a proposito, è il vero universalismo Biblico. Non ogni persona sarà riconciliata a Dio e glorificata, ma Dio radunerà "insieme in uno tutte le cose in Cristo, sia quelle che sono in cielo, e quelle che sono sulla terra" (Efesini 1:10). Così, il mondo di Dio, il Suo Cosmo, sarà salvato, anche se non ogni persona o cosa singola in esso sarà salvata.

 

III. Il Proposito Di Questo Patto

Ciò ci porta al nostro ultimo punto e alla domanda che ci siamo posti all’inizio.

Perchè la Scrittura ci parla di queste cose? Cosa ha a che fare questo con voi e me? Vi è qualche profitto per noi nel sapere queste cose? Non dovrebbe essere il nostro posto nel patto di Dio e nei nuovi cieli e nuova terra il nostro solo interesse? Perché noi dovremmo preoccuparci del fatto che Dio ha fatto un patto con la Sua creazione e che nell’adempimento di questo patto tutte le cose saranno radunate in uno in Cristo?

A cominciare da Colossesi 1:20, vediamo che la Scrittura parla di queste cose per umiliarci. Colossesi 1 ci ricorda che noi non siamo tutto nel patto di Dio. Noi abbiamo un luogo in quel patto, un luogo molto alto in quanto figli di Dio, ma noi non siamo tutto e non dobbiamo pensare che siamo tutto. Dio è così grande, così alto in gloria, che la Sua gloria è rivelata infine nel radunare tutte le cose. Egli deve essere TUTTO ED IN TUTTO. Questo, allora, è la prima ragione per cui si parla di queste cose, che per mezzo di esse possiamo imparare l’umiltà davanti a Dio.

La seconda ragione è per assicurarci della fedeltà pattale di Dio.

Volgendoci da Colossesi a Geremia 33, impariamo da questo passaggio che Dio rivela la Sua immutabile fedeltà nel Suo patto con la creazione! Geremia ci dice che Dio è fedele nel Suo patto del giorno e della notte. Giorno e notte si sono succeduti in turno per migliaia di anni perché Dio è fedele. Egli mantiene il Suo patto col giorno e la notte così che queste ordinanze non cessino. Genesi 8:22 ci dice la medesima cosa: "finchè la terra rimane," Dio disse a Noè, "semina e raccolto, e freddo e caldo, ed estate ed inverno, e giorno e notte, non cesseranno."

Così, in Geremia 33 il profeta ci dice: "Non vedete che se Dio è fedele in tali cose Egli sarà fedele anche con voi? Come potete dubitare dell’immutabile fedeltà del vostro Dio di patto se Egli è fedele perfino nel Suo patto del giorno e della notte? Non capite che anche se voi siete spesso infedeli a Lui, Egli non sarà mai infedele con voi? Non più di quanto Egli può rompere il Suo patto del giorno e della notte potete rompere il Suo patto di grazia con voi!" "Se potete rompere il mio patto del giorno, ed il mio patto della notte, e che non vi sia più giorno e notte nella loro stagione, allora può anche il mio patto esser rotto con Davide mio servo …" (Geremia 33:20-21). Questa è la seconda ragione per cui noi dobbiamo conoscere queste cose, che possiamo essere assicurati della fedeltà e grazia di Dio, e confidare in essa, e non nelle nostre proprie opere o forze.

In Romani 8 Paolo guarda alla cosa un pò diversamente. Lì egli vuole mostrarci come sarà realmente la gloria che sarà rivelata in noi. Al verso 18 egli dice: "Io ritengo che le sofferenze del tempo presente non sono degne di essere comparate alla gloria che sarà rivelata in noi." Non degne di essere comparate! Non è, tuttavia, sempre facile credere questo, vero? Noi abbiamo soltanto udito di questa gloria e non l’abbiamo vista. Come possiamo essere sicuri che è realmente così grande, degna di ogni cosa? Non è così facile credere che "le sofferenze di questo tempo presente," accumulate e soppesate insieme non sono degne di essere comparate con la gloria a venire, non quando pensate a tutta la sofferenza che è nel mondo in questo momento!

Conoscendo i nostri dubbi, quindi, Paolo si dispone a provare che la gloria che Dio ha preparato è davvero grande come egli dice. Per provarlo egli parla di un triplice gemere. Iniziando al verso 23 egli parla del nostro proprio gemere nella speranza mentre aspettiamo l’"adozione" e "la redenzione del nostro corpo." Questa è un’evidenza o prova che la gloria è molto grande. Mediante la grazia di Dio noi desideriamo questa gloria così fortemente che gemiamo mentre dobbiamo aspettare per essa. Voi la desiderate e gemete per essa, non è vero? La grazia di Dio che vi fa gemere è una prova della grandezza di questa gloria che sarà rivelata in voi! Al verso 26 Paolo parla del gemere dello Spirito come ulteriore prova della grandezza di quella gloria. Anche lo Spirito di Dio prega per quella gloria per il popolo di Dio con impronunciabili gemiti!

Ma qui ai versi 19-22 Paolo dà un’altra evidenza di quella grande gloria, il gemito della creazione. Parlando come se la creazione fosse viva come lo siamo noi, egli la descrive come gemente ed in travaglio, nella speranza di quella gloria che sarà rivelata in noi. Questa gloria è così grande che perfino la creazione avrà una parte in essa ed ora geme per essa. Questa è la prova, quindi, che la gloria che deve essere rivelata è davvero incomparabile. Credete tutto questo? Dovete, se dovete avere speranza in questa vita e pazienza nella sofferenza.

Infine, e soprattutto, il proposito di questa rivelazione del patto di Dio con la creazione è di magnificare il nostro Signore Gesù Cristo, esaltarlo, e mostrare (come Paolo dice in Colossesi 1) che Egli ha la preeminenza in ogni cosa. Egli è Colui attraverso il Quale l’intero proposito del Padre è realizzato. Egli è il "per cui e mediante cui tutte le cose furono create," Colui nel Quale tutta la pienezza deve dimorare, e Colui nel Quale tutte le cose sono radunate in Uno. Chi, allora, è come LUI? Ed essendo così esaltato, possiamo noi dubitare che Egli realizzi anche il proposito del Padre nei nostri confronti? Non dimoreremo anche noi un giorno in Lui, in Cui tutte le cose devono dimorare? Colui Che riconcilia tutte le cose a Dio, non è Egli in grado di riconciliare anche noi? Non dubitate di Lui. Egli è esaltato come Principe e Salvatore anche da quelle Scritture che abbiamo studiato questa sera. Ponete la vostra fede in Lui, confidate in Lui e non sarete svergognati!

Ma non è soltanto Cristo Che è esaltato e magnificato da questo patto di creazione. Lo è anche il Suo sangue, quel sangue della croce di cui Paolo parla in Colossesi 1:20. Se comprendete ciò che Paolo sta dicendo in quel verso, che il Suo sangue è il mezzo della riconciliazione e pace per TUTTE le cose, per voi anche che credete in Lui, allora voi comprenderete che non vi è NIENTE così prezioso come quel sangue di Cristo. Esso è, come dice Pietro (I Pietro 1:18-19) più prezioso dell’oro e dell’argento. Comprendendo questo, vedrete quale potere e valore vi è nel sangue di Cristo nel riconciliare tutte le cose a Dio, e voi anche! Vedendo questo, voi sentirete ciò che Dio sentì nei sacrifici di Noè, il dolce profumo di Cristo crocifisso, e quel profumo non cesserà mai di essere dolce per voi.

Quel sangue di Cristo, il "sangue della croce" è, quindi, il punto focale ed il centro di ogni cosa, non soltanto della nostra redenzione, ma della riconciliazione di tutte le cose a Dio, a Cui soltanto sia la gloria. Possa quel sangue essere il punto focale della nostra fede, ciò da cui dipendiamo oggi e sempre, per la vita nel mezzo della morte, e per la speranza di gloria che occhio non ha visto né orecchio ha udito!

AMEN

Confessionalismo Riformato

 

Un Appello ad Usare i Credi

Rev. Ronald Hanko

(Il seguente articolo è apparso nel British Reformed Journal n. 21, Gennaio-Marzo 1998)

 

Credo o Caos

Vi è un saggio scritto da un autore britannico molto conosciuto del 20° secolo intitolato "Credo o Caos."1 Se da un lato non siamo d’accordo con molto del contenuto di questo saggio, il titolo descrive in modo molto adeguato l’urgenza di avere ed usare i credi storici della chiesa. Siamo convinti che la sola alternativa ai credi è il caos ecclesiastico. La storia ha dato prova di questo, specialmente nel secolo scorso e in questo secolo. Nel rifiutare di avere credi o nell’allontanarsi dai suoi credi, la chiesa si è esposta al caos procurato dai mari e dai venti dei cambiamenti dottrinali, dall’ignoranza spirituale, e dalla mondanità.

Alcuni hanno iniziato a rendersi conto di questo e stanno ritornando ai credi, e per questo siamo profondamente grati. Altri, tuttavia, continuano a negligere e disprezzare i credi, ed è a loro in maniera particolare che è indirizzato questo articolo nella speranza che riconsiderino e vedano la base Biblica per l’uso dei credi ed il bisogno che di essi vi è nella chiesa.

Prima di tutto desideriamo stabilire la base Biblica per l’uso dei credi. Poi vogliamo considerare alcune delle obiezioni che di solito sono sollevate contro i credi. Infine, avendo stabilito e difeso la loro necessità, desideriamo mettere in evidenza alcuni dei loro usi specifici nella chiesa, perché a meno che essi non siano conosciuti ed usati, non ha alcun valore averli.

 

Confessare la Nostra Fede

Per realizzare che usare i credi è Biblico, dobbiamo ricordare che "credo" è una parola Latina che significa "Io credo." Ciò ci dice cosa sono i credi. Essi sono un’espressione della fede che vive nei cuori del popolo di Dio. Nei credi, i credenti, di solito corporativamente, dicono al mondo cosa essi credono che la Parola di Dio insegni. I credi, quindi, non esistono a parte dalla Scrittura e contrariamente ad essa, ma sono semplicemente una confessione di ciò che i credenti trovano nella Parola di Dio. E ciò che essi trovano nella Parola di Dio lo confessano.

Nell’avere dei credi, quindi, i credenti stanno soltanto facendo quanto la Parola di Dio stessa comanda loro di fare: confessare la loro fede. Per questa ragione i credi sono spesso chiamati "confessioni." E quindi è qui, prima di tutto, cioè nel fatto che i credi sono confessioni, che troviamo una base Biblica per la loro adozione. Vi sono vari passaggi che comandano ai credenti di confessare la loro fede. In Matteo 10:32 Gesù li rende necessari quando dice: "Chiunque quindi mi confesserà, davanti agli uomini, io pure lo confesserò davanti al Padre mio che è nei cieli." Romani 10:9-10 connette il nostro confessare Cristo con la salvezza: "Se tu confesserai con la tua bocca il Signore Gesù, e crederai nel tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato. Perché con il cuore sii crede per la giustizia, e con la bocca è fatta confessione per la salvezza."

Nel confessare la loro fede nei credi i credenti stanno soltanto facendo all’unisono quanto Natanaele fece quando egli disse: "Rabbi, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il Re di Israele" (Giovanni 1:49), o quanto Pietro fece quando disse: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (Matteo 16:16). Nel registrare la loro confessione stanno soltanto facendo quanto la Scrittura stessa fa nel registrare tali confessioni come queste.

Che ai credenti sia richiesto da parte della Scrittura di fare una confessione comune è pure chiaro. In Romani 15:6 l’Apostolo Paolo prega che i membri della chiesa a Roma potessero "con una mente ed una bocca glorificare Dio, e cioè il Padre del nostro Signore Gesù Cristo." In I Corinzi 2:10 la Parola di Dio comanda ai credenti che essi tutti "parlino alla stessa maniera." Non soltanto questo, ma nel contesto (v. 2) ad essi è comandato di fare questo "con tutti quelli che invocano il nome di Gesù Cristo nostro Signore." Questo, fin dove siamo capaci di vedere, può essere fatto soltanto per mezzo di credi.2

Esattamente in questo modo coloro che hanno scritto i credi li hanno giustificati. Nella prefazione alla sua "Confessione,"3 per esempio, John Knox dice:

Poiché noi siamo certamente persuasi che chiunque nega Cristo Gesù o si vergogna di Lui, in presenza degli uomini, sarà negato davanti al Padre, e davanti ai Suoi santi angeli (p. 342).

E’ realmente impossibile stare senza credi. Ogni credente crede qualcosa riguardo a quanto la Parola di Dio insegna. E nella misura che quella fede gli è preziosa egli la confessa. Egli in realtà non può fare altrimenti, se ama Cristo e la Parola. Chiunque ed ogni chiesa ha un credo, che sia scritto o meno. Anche in quelle chiese che rigettano i credi vi è un credo che ha lì altrettanta forza ed autorità di quella che i credi scritti hanno nelle chiese dove essi sono usati.

Allo stesso modo, quelli che usano lo slogan "Nessun credo tranne Cristo," molto presto si può scoprire che hanno un "credo" abbastanza esteso, non solo su Cristo. Si chieda loro, ad esempio, quale Cristo essi confessano, il Cristo dei liberali che è solo un esempio per i credenti e che non sparse il Suo sangue per i loro peccati, il Cristo dei Mormoni o degli Ebrei, o della chiesa Romana. Grazie a Dio, si scoprirà che i loro credi includono molto riguardo all’insegnamento Biblico su Cristo e la Sua opera.

Si scoprirà anche che il loro credo include molto di più che una confessione di Cristo. Anche se non hanno dei credi scritti e dicono "Nessun credo tranne Cristo," essi non praticano quello che dicono. Si provi, ad esempio ad insegnare le dottrine Bibliche dell’elezione o dell’espiazione limitata in molte di queste chiese, ed elegantemente si riceverà questa risposta: "Qui noi non crediamo questo," cioè "Non è parte del nostro credo." O, si chieda di far battezzare un infante in molte di queste chiese, e vi sarà fatta mostrare la porta. "Noi non crediamo," si udrà mentre si esce dalla porta, "nel battesimo degli infanti."

 

L’Opera dello Spirito nella Chiesa

Il secondo modo per dimostrare la necessità e l’importanza dei credi è fare riferimento alla promessa di Gesù in Giovanni 16:13: "Ma quando verrà lui, lo Spirito di verità, egli vi guiderà in ogni verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutte le cose che ha udito e vi annunzierà le cose a venire." Questa promessa del Signore è adempiuta anche quando lo Spirito di Dio dà al Suo popolo l’abilità di comprendere la Sua Parola.

I credi sono uno dei risultati dell’opera dello Spirito. Negare l’utilità dei credi ed il loro posto nella chiesa è negare che lo Spirito di verità ha operato nella chiesa del passato, o almeno negare che la Sua opera ha qualche rilevanza per la chiesa oggi. Nel fare così la chiesa di oggi si taglia fuori dalla chiesa del passato, negando l’unità fondamentale della chiesa in ogni epoca. Questa è una della grandi debolezze della chiesa odierna, e cioè che ella non ha legami con la chiesa del passato, non conosce la storia e le lezioni del passato, né le battaglie che la chiesa ha combattuto, né la fedeltà di Dio alla Sua chiesa attraverso tutte le epoche. Ella prova a stare in piedi completamente da sola contro le forze del male, invece di vedere se stessa come una parte di quel grande "esercito a bandiere spiegate" che è "bella come la luna, pura come il sole" (Cantico 6:10).

E non solo questo, ma tagliandosi fuori dalla chiesa del passato, la chiesa odierna in effetti dice che ogni generazione deve cominciare daccapo nel suo scrutare le Scritture e perseguire la verità. Quindi assegna a se stessa un compito impossibile, un compito che o si accantona come troppo grande così che vi è poca conoscenza della verità nella chiesa, o che le lascia poco tempo per altre cose.

Ciò è spiegato bene dall’autore Presbiteriano, G. I. Williamson:

La Bibbia contiene una grande quantità di informazione. Non è facile padroneggiarla tutta, infatti nessuno l’ha mai padroneggiata completamente. Sarebbe quindi da stolti cercare di farlo da soli, cominciando da zero. Noi ignoreremmo tutto lo studio della Parola di Dio che altre persone hanno fatto durante i secoli. Questo è esattamente il motivo per cui abbiamo i credi. Essi sono il prodotto di molti secoli di studio della Bibbia fatto da una grande compagnia di credenti. Essi sono una sorta di "mappa" spirituale dell’insegnamento della Bibbia, già preparata e testata da altri prima di noi. E, dopo tutto, non è esattamente questo che Gesù ha promesso? Quando Egli stava per terminare la sua opera sulla terra, fece questa promessa ai suoi discepoli: "Ma quando verrà lui, lo Spirito di verità, egli vi guiderà in ogni verità" (Giovanni 16:13).

E Cristo mantenne la sua promessa. Quando giunse il giorno di Pentecoste egli inviò lo Spirito perché dimorasse nel suo popolo. Lo Spirito Santo fu sparso non su individui isolati, ma sull’intero corpo dei credenti Cristiani insieme (Atti 2). E da quel momento fino ad oggi egli ha dato alla sua chiesa una comprensione delle Scritture. Non è una cosa straordinaria quindi che la chiesa si è espressa fin dai primi tempi attraverso dei credi.4

Egli aggiunge:

E proprio qui noi vediamo una delle cose più importanti riguardanti un credo che è fedele alla Bibbia, e cioè che rimane vero durante le epoche. Esso non ha bisogno di essere modificato più volte, in ogni generazione, perché tratta di cose che sono immutabili. Quindi, un credo accurato vincola insieme le generazioni. Esso ci ricorda che la chiesa di Gesù Cristo non è confinata ad un’epoca, proprio come non è confinata in un luogo. In altre parole, vi è un’unità in quello che i Cristiani hanno creduto durante tutte le epoche. Si provi a pensare: quando noi confessiamo la nostra fede insieme … noi ci uniamo a tutti quei credenti che sono stati prima di noi, Non dimostra questo che vi è realmente un solo Signore e una sola vera fede?5

 

L’Importanza della Dottrina

La terza linea di ragionamento in difesa dei credi fa riferimento a II Timoteo 3:16-17: "Tutta la Scrittura è divinamente ispirata e utile a insegnare, a convincere, a correggere e a istruire nella giustizia, affinché l'uomo di Dio sia completo, pienamente fornito per ogni buona opera." E’ il riferimento alla dottrina che qui ci interessa.

Strettamente parlando, la Scrittura non è dottrina (cioè non una sistematica esposizione delle verità della Scrittura in relazione l’una all’altra). Ciò è implicato in II Timoteo 3:16 quando la Scrittura è detta essere utile per la dottrina. E dovremmo anche notare che la dottrina è la prima cosa per cui la Scrittura è utile. I credi sono dottrina. Essi prendono tutti i passaggi della Scrittura riguardanti un certo insegnamento e li pongono insieme in un’affermazione di quella dottrina e quindi mostrano anche come quella dottrina si relaziona alle altre. Essi sono, dottrinalmente, un "mettere in ordine le cose che tra noi sono credute con massima certezza" (Luca 1:1, vedi versione King James—FDL).

Ora dovrebbe essere evidente a chiunque che una buona parte dell’opposizione ai credi è radicata nel fatto che la dottrina è molto poco popolare al giorno d’oggi. Nonostante II Timoteo 3:16-17, non vi è più né insegnamento, né interesse alla dottrina, e così i credi, che sono affermazioni di dottrina, o sono disprezzati o messi da parte.

Se la Scrittura è utile per la dottrina, allora la chiesa fa bene nell’esporre la dottrina nei suoi credi. Se la dottrina è importante nella misura in cui la Parola indica, allora la chiesa dovrebbe avere tali affermazioni dottrinali.

 

Obiezioni ai Credi

Alcune delle obiezioni che sono portate contro i credi le abbiamo già trattate, ma ve ne sono anche altre più importanti. Alcuni dicono che i credi negano l’autorità unica della Scrittura, e che i credi, infatti, ci fanno allontanare dalla Scrittura e ci conducono a negligere la Scrittura nella chiesa. Altri dicono che i credi causano divisione nella chiesa di Cristo, e perfino che essi sono la causa primaria della divisione tra Cristiani. Ad entrambe queste obiezioni si può facilmente dare una risposta. Per quanto riguarda l’autorità della Scrittura, i credi, quando sono propriamente usati, non mettono da parte la sua autorità, né spingono i Cristiani ad allontanarsi dal essa. Piuttosto, essi fanno puntano alle Scritture e servono come una sorta di "mappa" dell’insegnamento della Parola. Questo soprattutto mediante i numerosi riferimenti alla Scrittura che si trovano in moltissimi credi. Non c’è dubbio che vi sono alcuni che danno troppa autorità ai credi, ma i credi stessi dicono che la Scrittura è la sola autorità e lo dimostrano facendo riferimento ad essa.

Da quel punto di vista essi compiono quello che compie la predicazione: essi obbligano i credenti ad esaminare le Scritture per vedere se le cose insegnate in essi sono vere (cf. Atti 17:11). Come una mappa essi mostrano anche dove iniziare nell’esaminare le Scritture. In realtà, nella nostra esperienza, è in quelle chiese che non hanno o usano i nostri credi dove c’è una incredibile ignoranza dell’insegnamento della Scrittura. Le persone fanno parte per anni di queste chiese e non sembrano imparare mai niente. Che i credi causino divisione nella chiesa è un’altra falsa pista. I credi non causano divisioni che esistono nella chiesa, ma svelano soltanto quelle che sono già lì. Infatti, nella misura in cui essi insegnano la verità della Scrittura (e noi abbiamo la promessa di Gesù in Giovanni 16:13 che essi lo fanno anche se non perfettamente), i credi invece di causare divisione promuovono l’unità! Naturalmente, è la verità che porta l’unità. Noi impariamo questo da Amos 3:3 "Possono due camminare insieme se non si sono accordati?" Impariamo questo anche da Efesini 4:15-16: "ma dicendo la verità con amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. Dal quale tutto il corpo ben connesso e unito insieme, mediante il contributo fornito da ogni giuntura e secondo il vigore di ogni singola parte, produce la crescita del corpo per l'edificazione di se stesso nell'amore." Le divisioni che esistono, quindi, non sono causate dai credi ma dal fallire nel conoscere e sottomettersi alla verità. E’ la menzogna che divide, non la verità.

 
L’Utilità dei Credi

Ciò ci conduce a parlare dell’utilità dei credi, dal momento che il primo ed uno dei più importanti scopi di un credo è quello che potrebbe essere chiamato la loro utilità costituzionale o unificante. I credi di una chiesa sono la sua "bandiera innalzata in favore della verità." (Salmo 60:4), e servono come un punto di unione per tutti quelli che fanno la stessa confessione della verità. Dunque, i credi delle chiese Riformate sono a volta definiti "Tre Formule di Unità."

Strettamente correlato, è l’uso apologetico dei credi. L’apologetica è la difesa della verità del vangelo (la "risposta" di cui si fa menzione in I Pietro 3:15 è la parola greca "apologia"). Tale uso apologetico dei credi ne consegue dal fatto che molti di essi furono scritti in difesa della verità della Parola di Dio. Essi sono la "risposta" che la chiesa ha dato a quelli che hanno negato la sua speranza. Essi non furono scritti in qualche torre d’avorio, ma sul campo di battaglia. E, gli errori a cui rispondono, sono ancora presenti al giorno d’oggi. Non vi è niente di nuovo sotto il sole. Così anche i passaggi della Scrittura a cui essi fanno riferimento ci aiutano a trovare una risposta Biblica quando dobbiamo prendere posizione in difesa della fede.

Quindi vi è quello che potremmo chiamare il loro uso giudiziale, cioè, essi sono utili nel risolvere ed evitare dispute. Essi sono utili nel risolvere dispute perché mostrano quanto insegna la Scrittura e mettono insieme l’insegnamento di tutta la Scrittura su un certo argomento. Essi sono utili per evitare dispute perché espongono le cose importanti, quindi tenendosi alla larga da "questioni stolte e insensate" che generano contese (II Timoteo 2:23).

Molto importante è l’uso catechetico dei credi. Con questo termine noi vogliamo dire che essi sono usati per insegnare la verità ai bambini e ai nuovi convertiti. Essi sono utili per questo perché insegnano le dottrine della Scrittura. Chiunque abbia insegnato sa che è quasi impossibile imparare qualcosa a meno che l’insegnamento non sia sistematico e attentamente disposto in relazione logica con le sue varie parti. E’ questo che fanno i credi, specialmente i catechismi che furono designati per insegnare a giovani ed anziani.

I credi possono anche essere usati pastoralmente. Essi non sono affermazioni fredde ed astratte, ma calde e pratiche esposizioni della verità e possono essere usati per dirigere l’attenzione di quelli che hanno bisogno di consiglio pastorale alla Parola di Dio. Un buon esempio è l’applicazione della dottrina della predestinazione nei Canoni di Dordt, I:13:

Dal senso e dalla certezza di questa elezione i figli di Dio traggono quotidianamente motivo maggiore per umiliarsi davanti a Dio, per adorare l'abisso della Sue misericordie, per purificare se stessi, e per amare ardentemente Colui che per primo li ha tanto amati: tanto lontano è dal vero che per questa dottrina dell’elezione e la sua meditazione essi sono resi pigri nell’osservanza dei comandamenti divini, o carnalmente sicuri. Questo, per giusto giudizio di Dio, suole avvenire a quelli che, o presumendo avventatamente, o ciarlando oziosamente e protervamente della grazia dell'elezione, non vogliono camminare nelle vie degli eletti.

Vari altri usi di minore importanza sono quello omiletico e quello liturgico. Alcune chiese, per assicurarsi che l’intero consiglio di Dio sia predicato nella chiesa (Atti 20:27), seguono nella predicazione di almeno un culto nel Giorno del Signore l’insegnamento di un particolare credo. In questo modo tutte le dottrine della fede sono esposte nella chiesa, ed il popolo di Dio sarà ben fondato nella verità. Questo è l’uso omiletico (ha a che fare col produrre sermoni). In altre chiese i credi, di solito quelli più brevi, come quello degli Apostoli o il Credo di Nicene, sono recitati come parte dell’adorazione della chiesa. In questo modo i credenti fanno mutua confessione della loro fede in ubbidienza al comandamento di Cristo in Matteo 10.

Noi crediamo che vi sono anche altri usi riguardanti i credi, ma quelli delineati fin qui sono i più importanti. Ciò che necessità di essere enfatizzato, tuttavia, è che i credi hanno valore SOLO se essi sono usati. Se sono semplicemente qualcosa che riguarda gli archivi della chiesa e sono lasciati a prendere polvere nelle chiese, non vi è alcun profitto nel possederli. Tuttavia, è necessario averli ed usarli, come abbiamo mostrato. L’alternativa è il caos ecclesiastico, il tipo di caos che sta distruggendo la chiesa oggi, rendendo la sua testimonianza inefficace e causando problemi alle vite dei suoi membri.

In Geremia 6:16 il Signore Stesso dice: "Fermatevi nelle vie e guardate e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre." La chiesa oggi dice: "Noi non cammineremo in essa." E’ per questo che ella non ha riposo, perché non ha i sentieri antichi.

 

 

1Dorothy Sayers, Christian Letters to a Post-Christian World (Eerdmans, 1969), pp. 31-45.

2

Cf. John Hooper, Biblical Church Unity (1997). 

3John Knox, The History of the Reformation in Scotland (con appendici) (Fleming H. Revell, 1905), pp. 341-362.

4G. I. Williamson, The Heidelberg Catechism (P & R, 1993), p. 3.

5G. I. Williamson, The Heidelberg Catechism (P & R, 1993), p. 39.

 

 

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